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Ricordate l’inchiesta delle Iene di fine 2016 che scoperchiò lo scandalo secondary ticketing?

Nei guai finirono delle agenzie di concerti che furono scoperte a vendere biglietti sottobanco e a prezzo maggiorato. Li cedevano a siti, tutti con sede all’estero, che poi li avrebbero rivenduti al pubblico a prezzo ancora più maggiorato.

Successe un vero casino. Fioccarono denunce ed esposti, e qualcuno finì nei guai. Le agenzie che giravano di nascosto i propri biglietti ai siti di bagarinaggio online, naturalmente, che – è notizia del dicembre scorso – sono state rinviate a giudizio dalla Procura di Milano. E i siti di secondary ticketing, che tuttavia – avendo sede all’estero – ancora oggi dormono sonni più che tranquilli. E TicketOne.

Il caso di TicketOne

Ora, per chi non lo sapesse: TicketOne è l’agenzia che vendeva i biglietti su incarico ufficiale dei promoter che li emettevano. Il prezzo che applicava ai biglietti era quello imposto dai promoter, cioè quello “ufficiale”, non gonfiato a beneficio degli speculatori.

Aggiungiamo che, all’epoca, TicketOne era legata a questi promoter da un contratto di esclusiva. Quindi era l’unica a poter vendere biglietti, ovviamente a prezzo non maggiorato, guadagnando solo sui diritti di prevendita.

Eppure TicketOne finì insieme a tutti gli altri nell’occhio del ciclone.

Appena scoppiato lo scandalo secondary ticketing Vasco Rossi, per prendere le distanze dal fenomeno, si affrettò a cambiare promoter (anche se poi non lo cambiò, ma questa è un’altra storia). Cambiò anche agenzia di vendita di biglietti per Modena Park, revocando il mandato a TicketOne per conferirlo a Best Union.

Ma il popolo del Web aveva sete di sangue, e chiunque operasse nell’ambito del ticketing era visto come il demonio, o peggio.

Il multone del 2017

E fu così che nell’aprile del 2017 l’AGCM, l’Autorità garante della concorrenza e del mercato, decise di intervenire. Comminò multe per un 1.700.000 euro a tre società di secondary ticketing (Viagogo, StubHub e MyWayTicket) e a TicketOne.

Ma mentre i siti di bagarinaggio online furono condannati a spartirsi in tre 700.000 euro di sanzione, a TicketOne venne intimato di pagare la bellezza di un milione di euro.

Per cosa, esattamente, non occupandosi TicketOne di secondary ticketing e, anzi, venendone danneggiata? Per “non aver adottato sufficienti misure per contrastare le speculazioni online”. Così disse l’AGCM, che multò i siti di bagarinaggio non per essere siti di bagarinaggio, ma per “una carente o intempestiva informazione in ordine a diversi elementi essenziali di cui il consumatore ha bisogno per assumere una decisione consapevole di acquisto”.

Il TAR del Lazio

Passato quasi un anno il TAR del Lazio, al quale la società di ticketing primario aveva fatto ricorso dopo la multa, ha dato ragione a TicketOne.

Secondo il tribunale i controlli della controllata di Eventim non solo erano adeguati ad arginare il fenomeno del secondary ticketing. Il TAR ha anche censurato il comportamento dell’AGCM, che secondo i giudici ha basato “la propria istruttoria e la decisione di sanzionare TicketOne su mere congetture, non supportate da alcun riscontro oggettivo”. E ha condannato l’agenzia a pagare le spese processuali.

Ora, era davvero necessario tenere occupata per un anno una corte di giustizia per stabilire che chi distribuisce biglietti come rivenditore ufficiale dai bagarini vuole stare più lontano possibile?

Ciò poi senza conoscere, anche solo per sommi capi, le dinamiche della filiera. Era plausibile che una società con sede in Italia, con centinaia di dipendenti e con un business legale e più che sostenibile, potesse pensare di ficcarsi in certi casini? Evidentemente per l’antitrust italiana sì.

Da questa vicenda non ne esce bene nessuno

TicketOne, nonostante la pronuncia del TAR, ha comunque ricevuto un brutto colpo, se non altro a livello di immagine. L’AGCM ha istruito un procedimento basandosi di più sugli umori dei consumatori che su dati oggettivi. E, più in generale, l’industria italiana della musica dal vivo, vedendo crescere da qualche anno a questa parte i suoi fatturati, probabilmente sta iniziando a imparare a giocare sporco.