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Il 9 gennaio Spotify ha emesso un comunicato stampa in cui, in occasione dei vicinissimi anniversari di nascita e scomparsa di David Bowie, diffondeva i dati sulle nazioni e le città in cui Bowie viene ascoltato di più, e le sue canzoni più popolari su Spotify.

La prima informazione è una curiosità difficile da commentare: a quanto pare, è l’Irlanda ad amare più la rockstar inglese, seguita dall’Islanda; il Regno Unito è solo al terzo posto, davanti a Nuova Zelanda e Grecia. L’Italia è al settimo posto – dietro l’Australia. Si direbbe che Bowie vada forte in isole e penisole.
Ancora più misteriosa la top 10 delle città italiane in cui Bowie viene ascoltato di più:

1. Terni, Umbria

2. Campi Bisenzio, Toscana

3. Bassano Del Grappa, Veneto

4. Pisa, Toscana

5. Livorno, Toscana

6. Lucca, Toscana

7. Firenze, Toscana

8. Siena, Toscana

9. Cagliari, Sardegna

10. Pordenone, Friuli-Venezia Giulia

Il primato di Terni sorprende per vari motivi. Uno di questi è che apparentemente Bowie era molto più amato ad Assisi, e da una categoria insospettabile, stando a quanto riferiva due anni fa il sito Terni in Rete.

Alle spalle della cittadina umbra, il predominio toscano è impressionante. Forse Bowie è apprezzato perché è uno dei pochi inglesi che non hanno preso mai casa nel Chiantishire. O forse hanno molto amato Il mio West, girato in Garfagnana, scritto e interpretato da Leonardo Pieraccioni – film in cui Bowie punta una pistola alla tempia di Alessia Marcuzzi.

Ma superate queste spigolature, si passa a una notizia più interessante, ovvero la Top 10 globale delle canzoni più ascoltate di Bowie sulla piattaforma di streaming, e quella italiana.
La prima notizia è che nove delle dieci canzoni coincidono. Gli italiani – in fin dei conti, un popolo molto disponibile a conformarsi al resto del mondo – dissentono solo su un brano, che è Modern Love, brano d’apertura dell’album Let’s dance, n.8 su scala planetaria, ma forse un po’ troppo veloce per i nostri gusti: al suo posto c’è invece la dolente The man who sold the world. Non precisamente una hit bowiana, converranno i fan – e gli acquirenti delle sue raccolte: quasi certamente la sua popolarità è dovuta alla versione dei Nirvana (“cioè raga l’ha cantata Kurtcobèin poi si è sparato minchiaffigo cioè zio, bang, bella lì, mitico”).

Per il resto, nella foto potete vedere le canzoni che Spotify vuole che siano più popolari.

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    Heroes

    Under Pressure

    Starman

    Let’s Dance

    Rebel Rebel

    Space Oddity

    Life On Mars?

    Modern Love

    Moonage Daydream

    Ziggy Stardust

Forse avrete notato l’espressione “le canzoni che Spotify vuole che siano più popolari”. Beh, sì. Perché come spesso succede, Spotify litiga un po’ coi suoi stessi numeri – sicuramente per nobili fini, o per ancora più nobili algoritmi. Sta di fatto che dalla vera top 10 delle più ascoltate, andando a controllare, è stata esclusa Changes (40 milioni e mezzo di ascolti). Forse Spotify intende dirci che Changes non può essere popolare – nel senso che è troppo sofisticata per piacere al POPOLO? E dire che proprio due anni fa veniva usata da Toyota per una pubblicità. Oppure chissà, forse il punto è questo: è GIA’ stata usata, e Spotify (magari d’accordo con la casa discografica) sta cercando di spingere qualcos’altro – boh, non lo sapremo mai. Che poi anche Heroes è stata usata per una pubblicità (più di una). Ok, non puoi non mettere Heroes tra le più popolari, vero? Quindi, mah.

Comunque il Bowie che piace su Spotify, evidentemente, è quello con le suggestioni spaziali: Ziggy Stardust, Life on Mars, Starman, Space oddity, Moonage daydream… Interessante che quest’ultima abbia surclassato sia l’eponima Ziggy Stardust che certi brani che oltre a essere delle pietre angolari della carriera della rockstar londinese, sembravano avere dalla loro anche una discreta popolarità come singoli all’uscita e poi come evergreen negli anni successivi (China girl, Fame, The jean genie, Young Americans). Ma è anche vero che nel 2014 Moonage daydream è stata inclusa nella colonna sonora de I guardiani della galassia. A volte basta poco.

Ancora più interessante però notare il Bowie che NON piace.
E qui si trovano alcune bocciature spietate.
Il disprezzo dei critici si è notoriamente abbattuto sul Bowie degli anni 80, ma fa impressione che quasi nessuno di quelli che nel 1987 lo mandarono al n.4 in Italia (uno dei suoi migliori risultati) o lo videro a San Siro sia andato a risentirsi Never let me down (per la title-track, 181mila; Beat of your drum 67mila, Glass spider, che diede il nome al tour!, 82mila, fino ai 41mila di 87 and cry, e mai titolo fu più profetico). Fa numeri più alti persino la devota ma non eccelsa versione bowiana di Anyway, anyhow, anywhere degli Who (381mila).
E non se la passa benissimo nemmeno Tonight, album del 1984: singoli come Loving the alien o Tonight (con Tina Turner) sono molto sotto i 2 milioni di ascolti, e il brano conclusivo Dancing with the big boys, malgrado sia scritto e cantato con Iggy Pop, è poco sopra i 200mila.
Non che tutti gli anni 70 siano un trionfo: DJ si ferma a 886mila, Station to station a 1.063mila, Yassassin a 457mila. Viceversa Sound and vision (13 milioni) e Golden years (20 milioni) fanno impazzire le masse persino più di Five years (9,8 milioni) Ashes to ashes (8,6 milioni) e un caposaldo live come TVC15 (2,4 milioni). Ehi, chi lo avrebbe mai detto. Che siano in qualche playlist di qualche tipetto famoso? En passant, come album Low è sorprendentemente più popolare di Heroes. Quasi tutti i singoli brani che lo compongono sono più popolari di quelli del disco successivo: persino la strumentale, agonizzante Weeping wall (2 milioni) supera Beauty and the beast (1,8 milioni), gagliarda prima traccia di Heroes.
Invece per quanto riguarda gli anni 90 e 00, poca nostalgia per il coraggioso pezzo jungle Little wonder (986mila) e le cupe Outside (511mila) e The hearts filthy lesson (1 milione). Anche la pregevole Jump they say totalizza 1,2 milioni, mentre Thursday’s child con 1,7 milioni e Slow burn con 1,2 sono i picchi di album i cui brani vengono quasi ignorati – a differenza dei pezzi degli anni 10 (coevi all’avvento di Spotify), sia quelli di The next day (guidati da Where are we now, 10 milioni) che di Blackstar (con Lazarus a 24,4 milioni – incidentalmente, più di The man who sold the world). Ma qui, finalmente, non c’è nulla di strano.
In ogni caso concludiamo anche noi con una curiosità: anche la versione mista Heroes/Helden, con Bowie che canta in tedesco (“Du, könntest du schwimmen!”) conta 87 milioni di riproduzioni proprio come quella solo in inglese.
Sembra strano.
E lo è.
Invece, Ragazzo solo ragazza sola, col testo di Mogol, arriva a 439mila ascolti. Meglio di Red sails (430mila) o Black tie white noise (209mila). Ora Mogol potrà dire che Bowie avrebbe dovuto chiamarlo più spesso.

(Paolo Madeddu)