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Sanremo 2018 sarà un festival dove la gara non la vincerà il televoto. Questa la prima notizia e forse la più importate.

Claudio Baglioni ha fatto scelte forti e di carattere dando spazio a tutti i colori della musica, tenendo alta l’asticella e non cedendo ai facili risultati ottenibili dai personaggi dei Talent dell’ultima ora e la valanga di televoti che si portano appresso. Da Riki e Federica Carta fino Marco Carta e Valerio Scanu, passando per Elodie o Lorenzo Fragola, tutti a casa, no grazie

Non credo che il Claudio Nazionale abbia mai assistito ad un concerto de LO STATO SOCIALE ma qualcuno lo avrà convinto della necessità di una band Indie con potenzialità da main stream. Per il popolo televisivo di sanremo 2018 la presenza di PEPPE SERVILLO con ENZO AVITABILE e DIODATO con ROY PACI saranno i momenti “pausa pipì” ma Claudio sa bene che quei nomi creano l’interesse di quella stampa “colta” di cui lui in primis ed il Festival hanno bisogno. Il ritorno dei Pooh sotto mentite spoglie è la notizia più televisiva che si potesse dare, se non fosse che, chi credeva di essersi sbarazzato dopo 50 anni della band italiana più longeva, deve accattare che anche loro, come un qualunque Malgioglio o Valeria Marini, non riescono a fare a meno del palco, ecco quindi RED CANZIAN contro FACCHINETTI e FOGLI. Bello invece il ritorno delle band come i DECIBEL di Enrico Ruggeri, i sempre graditi ELIO E LE STORIE TESE (freschi di fake news’awards) e la reunion de le VIBRAZIONI (anche se in molti non sapevano si fossero sciolti). L’effetto Manuel Agnelli è arrivato anche a Sanremo 2018. I KOLORS sono una buona band in quota talent ma sufficientemente sdoganati dal tempo e da alcune buone produzioni, cosi come le belle e brave ANNALISA e NINA ZILLI, la prima alla ricerca di conferme passando per l’uso della Tv, la seconda alla ricerca della credibilità musicale persa facendo Tv. Ci sono poi i grandi misteri di tutti i festival e quindi anche Sanremo 2018 non poteva far mancare il suo. RENZO RUBINO, in quota parentela di qualcuno forse o di credibilità artistica costruita facendo cosa, a chi scrive non è dato saperlo. Unica spiegazione che ti renderebbe giustizia è quella che su quel palco porti la nuova “Immagine” e allora tutti zitti, ma se hai scritto un altra canzone tendenzialmente inutile, caro Rubino il tuo percorso finisce qui.  Altra cosa, molto più elegante e rispettosa, è quella di PACIFICO e BUNGARO, due autori unici, che scelgono umilmente di duettare con l’83 enne ORNELLA VANONI (bentornata signora immensa). La presenza di Rubino fa passare in secondo piano la presenza da solista di GIOVANNI CACCAMO che almeno un paio di canzoni carine le ha scritte ed alcuni piazzamenti importanti al festival li ha già ottenuti. Felici per NOEMI che questa volta ha l’obbligo di potare una canzone vera per confermarsi una signora della canzone italiana. Curiosità per MARIO BIONDI che per una volta si toglie gli affidabili vestiti da Babbo Natale e si cimenterà con la lingua Italiana. RON torna a sanremo dimostrando di aver smaltito le umiliazioni o i rosicamenti (che dir si voglia) subiti lo scorso anno. Sicuramente quello di Baglioni è un habitat più adeguato al suo spessore e alla sua storia. Bentornato a LUCA BARBAROSSA che dopo anni di silenzio discografico ma di una felice presenza radiofonica torna alle origini con una canzone romana.

Fino qui, tutti questi nomi sono artisti che, per un motivo o per un altro, hanno bisogno di partecipare a Sanremo 2018, poi invece ci sono altri due artisti, in realtà tre, che potevano tranquillamente fare a meno di questo Festival ed invece sono qui in gara con tanto da perdere quindi bravi a MAX GAZZE senza dubbio uno degli artisti più credibili e fuori dalle logiche di Sanremo ed i giovani ma giù espertissimi ERMAL META e FABRIZIO MORO, forse l’idea più bella di questo cast. Due autori ed artisti eccelsi con personalità e credibilità da vendere. Al buio e senza aver ascoltato una nota delle canzoni in gara, se dovessi scommettere 10 euro sul vincitore oggi li punterei su di loro.

di Bill Jobs