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Roger Daltrey degli Who: uno dei “grandi vecchi del rock”. Quelli che già nel 1977 erano considerati “dinosauri” dalla nuova ondata di punk band (anch’esse, ormai, annoverate fra le creature da museo di scienze naturali), ma resistono. E continuano imperterriti a sfornare album.

Un disco solista a giugno

Il buon Roger, dunque, annuncia la pubblicazione del suo nuovo lavoro solista intitolato “As Long As I Have You”. La data di uscita è stata fissata per il prossimo 1 giugno. Come era prevedibile, al disco ha collaborato lo storico compare Pete Townshend (che suona la chitarra in ben sette brani).

La produzione è stata affidata a un veterano: Dave Eringa, che ha lavorato lavoro già con i Manic Street Preachers e all’album di Daltrey e Wilko Johnson (dei Dr. Feelgood) “Going Back Home”.

Ritorno al soul

Roger ha spiegato che con questo album ha voluto rievocare le proprie radici soul:

Questo è un ritorno alle origini, a prima che Pete [Townshend] iniziasse a scrivere le nostre canzoni, quando gli Who eravano una teenage band che suonava musica soul per poche persone in una chiesa. Questo è quello che eravamo, una soul band. Adesso posso suonare il soul con tutta l’esperienza di cui c’è bisogno per farlo. La vita ti insegna cosa è il soul.

Nostalgia canaglia

Nel disco sono contenuti pezzi scritti da Daltrey, ma anche a canzoni che lo hanno ispirato in passato – come “Into My Arms” di Nick Cave, “You Haven’t Done Nothing” di Stevie Wonder, “How Far” di Stephen Stills e la title track registrata originariamente da Garnet Mimms nel 1964.

Accogliamo questo nuovo album di Roger con il rispetto dovuto. Ma la domanda resta più o meno la medesima, in queste situazioni: un disco di cover a 74 anni, non è un po’ come voler restare in sella, quando tutto quello che resta è solo la nostalgia?