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Red Ronnie. RTL. La TV. Un nuovo programma musicale. E il vinile (“Ah il vinile! Questo passatempo squisitamente maschile”, come direbbe Guastardo Della Radica… e giù di citazione-nostalgia anni Novanta, perché la trappola è sempre aperta).

Questi sono gli ingredienti di “Red Ronnie live in vinile“, la nuova trasmissione tv ospitata da RTL (il venerdì sera alle 22:00) e condotta dal celeberrimo dj/vj/talent scout/producer etc. etc.

Il succo

Sembrerebbe tutta minestra riscaldata e anche un pochino snob, sull’onda della moda del vinile che è esplosa da qualche anno. 1) Prendi Red Ronnie e lo piazzi nella stanzetta dove tiene tutti i suoi album. 2) Gli dai un paio di giradischi e gli fai raccontare storie di musica, intervallandole con l’ascolto di brani vari rigorosamente su vinile. 3) Inquadri, indulgendo a lungo sull’immagine, il disco che gira, la puntina e il microsolco.

Eppure, al netto degli storcimenti di naso e della diffidenza, “Red Ronnie live in vinile” ha il suo perché. Ed è un programma godibile.

Cosa funziona: no nostalgia

E’ piacevole vedere qualcuno che si prende la briga di manipolare dischi, mostrare le copertine e far girare gli album su un piatto. Nostalgia? Bah, può essere, ma non si percepisce proprio. Anzi, quello che arriva è il godimento nel vedere una cosa bella: la magia della musica nel microsolco.

Red Ronnie, poi, ha un bagaglio di storie musicali vissute in prima persona non indifferente. E sentirlo mentre le racconta è affascinante (ogni tanto ci si domanda se le stia sparando grosse o meno, ma suvvia… un filo di sospensione dell’incredulità la possiamo riservare anche lui, se non altro per i meriti sul campo). La sensazione è quella di essere con un conoscente più grande che spulcia nella sua collezione di dischi e ti guida in un percorso non necessariamente lineare, nei meandri del rock (e non solo).

Cosa non funziona: i balletti e il trasporto

I conduttori – per quanto professionalissimi e ineccepibili a livello radiofonico – sono spesso di troppo, in video. Poi quando ballano a caso, sui loro sgabelli, ecco fanno venire un po’ di malinconia… Laura Ghislandi, sei brava, ma quei balli seduti, un po’ stile disco anni Novanta, su pezzi rock, psych e funk proprio stonano

E Red… be’, diciamolo: spesso gli slitta la frizione (nella puntata del 9 marzo poi era quasi afono e con la gola intasata, con voce da rana fumatrice). E quando si abbandona alla musica e ci mostra quanto è in preda al trasporto ascoltando un pezzo – air guitar, testi in lip-synch (a volte cannati, però) e gesti plateali alla Pete Townshend con smorfie degne di Keith Moon – non ne esce bene. L’effetto è stile Capodanno a Villa Arzilla. E non ci piace, perché rovina un po’ i racconti, gli aneddoti e le storie. Insomma, la radio in tv è anche una bella idea, ma non vuol dire che ogni cosa sia sdoganata, soprattutto se va a indebolire l’impatto e della proposta.

Concludendo…

…niente grappa di Mike, ma un brindisi ci sta. Perché il bilancio è positivo. Viene il dubbio che non sia questo il modo più attuale per parlare di musica in tv (in un passato nemmeno molto recente esperimenti abbastanza simili sono stati tentati), ma la trasmissione è bella e godibile. Per cui Red è promosso e – cattiveria finale – apprezziamo che non abbia tirato in ballo altro che la musica, senza tirate politico-sociali, afflati no vax e mucciolate fuori tempo massimo.

[H. Maltese]

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