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L’arte, e soprattutto la musica, sono – insieme allo sport – uno dei capisaldi sui quali si fonda la comunicazione e l’immagine pubblica di Red Bull. Il marchio austriaco che produce e distribuisce il celebre energy drink, nel corso degli anni, ha legato il suo brand a iniziative come la Red Bull Academy o il Red Bull Mobile Studio, collaborando con artisti come Jovanotti, Samuel Romano e Mannarino, noti, oltre che per la propria proposta artistica, anche per le proprie posizioni liberali e progressiste.

Controtempo

Eppure il cuore di una delle aziende considerate tra le più innovative sul panorama mondiale pare battere decisamente controtempo rispetto all’immagine pubblica proiettata a media e pubblico. Dietrich Mateschitz, amministratore delegato e fondatore di Red Bull, è noto per le sue posizioni conservatrici vicine ai partiti di destra populista che nelle ultime stagioni hanno conquistato via via maggiore consenso presso l’elettorato austriaco. Sostenitore di Sebastian Kurz, il giovane neocancelliere in quota al Partito Popolare austriaco che ha proposto di concedere la doppia cittadinanza italiana/austriaca ai cittadini sudtirolesi residenti in Italia in Trentino-Alto Adige, Mateschitz ha contestato più volte la politica dell’Unione Europa in materia di migranti. Parlando di quella che lui ha definito “un’ondata migratoria” nel corso di un’intervista alla testata tedesca Handelsblatt, Mateschitz non ci è andato per il sottile: “E’ stato chiaro fin da subito che quelli che vengono qui da noi in Europa per la maggior parte non sono rifugiati, almeno non per la definizione che ne dà l’Unione Europea”.

Destra, sinistra… oh wait!

Fino a qui, nulla di male: le idee del capo non devono per forza essere sposate dalla sua creatura e da chi vi ci lavora. Dalle esternazioni, però, Mateschitz è passato ai fatti lo scorso anno, fondando Näher an die Wahrheit (“Più vicini alla verità”), testata giornalistica – da lui definita “piattaforma di giornalismo investigativo” – modellata sull’americana Breitbart, network di estrema destra che ha rappresentato il braccio armato (mediaticamente parlando) della campagna elettorale che ha portato Donald Trump alla Casa Bianca.

E il problema, secondo molti, starebbe proprio qui. Red Bull controlla centri come la Red Bull Academy di Colonia, in Germania, centro per musicisti e Dj deliberatamente vicino a posizioni progressiste e di sinistra. O come la Red Bull Arts di New York, spazio espositivo multifunzionale che negli ultimi anni ha ospitato personali di artisti come Deborah Kass, che ha addirittura finanziato la campagna elettorale di Hillary Clinton realizzando una serie di ritratti canzonatori dello stesso Trump.

Chi finanzia cosa

Insomma, le attività artistiche (progressiste) di Red Bull producono utile: potrebbe questo utile, prodotto grazie anche allo sfruttamento del lavoro e dell’immagine di artisti liberali e progressisti, finire per finanziare le attività conservatrici e populiste di Mateschitz? Lui dice di no: la versione ufficiale diffusa dal suo staff sostiene che Näher an die Wahrheit (poi ribattezzata Addendum) sia finanziata dalla sua fondazione Quo Vadis Veritas, che – finanziariamente – sulla carta non ha nulla a che vedere con il marchio Red Bull. Eppure le cose potrebbero essere meno limpide di quanto dipinte: come riferito dal Der Standard, gli unici donatori di fondi a favore della Quo Vadis Veritas sarebbero lo stesso Mateschitz e la Servus Medien GmbH, società gestita dalla controllata della stessa Red Bull Red Bull Media House.

“L’idea che la fondazione Quo Vadis Veritas stia lanciando una piattaforma ideologicamente orientata per conto del signor Dietrich Mateschitz è semplicemente sbagliata”, ha spiegato il direttore di Näher an die Wahrheit / Addendum Michael Fleischhacker in una nota: “La nostra missione è solamente quella di offrire giornalismo di alta qualità”.

Concludendo…

Eppure il dubbio rimane: Red Bull può vantare un utile annuo di oltre un miliardo di dollari, ottenuto non solo per mezzo della vendita degli energy drink ma anche delle tante attività collaterali che Mateschitz, con indubbia lungimiranza e abilità, ha saputo costruire intorno al suo marchio. Ma chi ruota intorno alla sua orbita – anche solo tangenzialmente – e la pensa in certi modi è bene che lo sappia: Red Bull potrà mettere le ali, ma c’è il rischio che possa anche mettere in imbarazzo.