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Non sono mai stato un iscritto al club degli adoratori di Fabrizio De André, pur nutrendo un sincero apprezzamento per alcuni capitoli della produzione musicale del cantautore genovese. Ma sono un sostenitore del rispetto della storia della musica leggera, che non considero meno doveroso del rispetto della storia in generale. Per questo attendo con una certa preoccupazione l’uscita – nelle sale cinematografiche per due giorni, il 23 e 24 gennaio, poi in onda a febbraio su Rai 1 – del film biografico “Il principe libero”, diretto da Luca Facchini e interpretato da Luca Marinelli nel ruolo di De André. Preoccupato lo sarei stato comunque, perché nella stragrande maggioranza dei casi, quando la fiction (televisiva o cinematografica) affronta argomenti musicali, raramente, se non quasi mai, lo fa con verosimiglianza storica e con competenza della materia.

Nei giorni scorsi, dopo l’uscita del trailer, si è già molto discusso sull’accento con cui nel film parla l’attore Marinelli: un accento genericamente del centro-sud, indubbiamente ben lontano da quello con cui si esprimeva Fabrizio De André (quella “cocina” – cioè quella cantilena ligure mutuata dal portoghese – che, in chiave comica, caratterizza la parlata del Gabibbo di “Striscia la notizia”).

Ho visto anch’io il trailer, che vi propongo qui sotto:

…e a parte il modo in cui parla l’attore che interpreta De André, ci sono altre cose che m’inquietano: per esempio, da quel (poco) che si capisce dal trailer, mi sembra del tutto improbabile, dal punto di vista della verosimiglianza storica, la breve scena che vede in campo due caricaturali discografici che ascoltano un nastrino di prova di “La città vecchia” su un registratore a tasti Gelosino (uno dei due, con un marcato accento napoletano, dice “ti stiamo chiedendo solo una ritoccatina” – al testo, par di capire). L’effetto di straniamento è appunto aumentato dalla scelta di utilizzare nel film le registrazioni originali delle canzoni, cantate da Fabrizio De André con quella sua voce inconfondibile, così diversa da quella che esce dalla bocca di Marinelli.

Mah. Non so se andrò al cinema a vedere il film, credo di no; ma forse lo guarderò in TV, ed eventualmente ne riparleremo in seguito.

(F. Canzonettari)