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Domenica 19 novembre, al Teatro del Massimo di Roma, si terrà il Junior Original Concert (JOC). Organizzato dalla Yamaha Music Foundation, è un evento che gli appassionati di musica dovrebbero vedere, almeno una volta nella vita.

Dovrebbero farlo anzitutto per demolire un paio di luoghi comuni. Il primo potremmo definirlo «effetto Mozart», e cioè la tendenza a credere che solo Wolfgang Amadeus fosse capace di scrivere compiutamente musica a tre anni di età. Certo, come la scriveva lui non la scriveva e non l’ha più scritta nessuno; tuttavia, il JOC dimostra che la scintilla della creatività con le sette note non è una sua esclusiva.

L’altro luogo comune demolito dal JOC è che imparare musica, almeno nei primi anni, sia uno strazio che solo due tipi di persona sanno superare: i più tenaci o i follemente innamorati di quest’arte. Anche qui: la tenacia è certamente importante, ma non essenziale; e l’amore può essere anche soltanto un po’ di passione. Ma quel che il JOC ci insegna è semplice: la musica è anzitutto un gran divertimento, e ciò aiuta a lasciarsi alle spalle un concetto di educazione musicale che dovrebbe essere consegnato ai paleontologi del settore e che invece incrosta ancora troppa didattica. E cioè, l’idea che la musica sia tecnica strumentale, tecnica vocale e il mortale solfeggio.

A chi ama la musica suggeriamo dunque di non perdersi il Junior Original Concert di domenica 19 (ore 16.30). Sul palco del Teatro del Massimo saliranno ragazzi di età compresa tra i 6 e i 15 anni, accomunati da un dettaglio: essere tutti allievi dei corsi di composizione che Yamaha organizza in Italia da oltre 35 anni (il primo si tenne a Milano nell’anno scolastico 1982-1983). E quindi di essere educati alla musica partendo dalla creatività.

È questa, infatti, la parola chiave per capire la forza del metodo della casa giapponese, convinta che essere creativi non sia prerogativa di pochi, talentuosi eletti ma che tutti, a partire dalla tenera età, siano dotati di estro e inventiva cui attingere per dar vita a qualcosa di nuovo. In questo caso specifico, musica.

I partecipanti (provenienti dalle scuole di tutta Italia) presenteranno quindi le proprie composizioni. In più, uno di loro dovrà sostenere la prova di improvvisazione: gli sarà proposto un tema e, su quella scorta, dovrà creare all’istante un pezzo dando prova di creatività al sul livello più istintivo.

«Scrivere musica aiuta a sviluppare il senso armonico, la capacità pensare una melodia, di improvvisare e di variare, la conoscenza delle forme musicali. Ma soprattutto sviluppa la volontà di esprimersi, di lasciarsi trasportare nel mondo dei suoni e delle note, il desiderio di raccontare una storia o di esprimere le proprie emozioni in modo personale ed originale tramite la musica», spiega Roberta Ferrari, pianista e responsabile della didattica Yamaha. «Si comincia il prima possibile – prosegue -, sviluppando la fantasia associata alla musica, educando l’orecchio e creando le condizioni perché i bambini si sentano liberi di esprimere loro stessi. Attraverso giochi ed attività divertenti, inserite in un graduale e specifico programma di lezioni che un team mondiale di esperti dei Corsi di musica Yamaha ha appositamente creato, si stimolano continuamente gli allievi a suonare la musica non solo così come la trovano scritta su uno spartito, ma a trattarla come materiale plastico da modellare, da trasformare ed a variare, rendendo quindi ogni attività musicale estremamente creativa e divertente».

Creatività, dunque. Non per diventare per forza i nuovi Mozart, ma per diventare grandi nel modo migliore: imparando, e divertendosi.

di Igor Principe

 

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