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Se amate il rock nella sua accezione più sanguigna, probabilmente avete amato anche i White Stripes (col loro garage-blues-lo-fi), nonché i lavori di Jack White da solista – e magari pure quelli con i Raconteurs e i Dead Weather.

White, partito da una dimensione ultra underground, è ora uno degli artisti più di spicco e personalità nel panorama rock internazionale e si appresta a pubblicare il suo terzo disco come solista. Un lavoro molto atteso, vista la qualità dei precedenti “Blunderbuss” e “Lazaretto”. Ma qualche segnale d’allarme c’è. Eccome.

Voglia di nuovo? Pure troppa

L’album in arrivo si chiama “Boarding House Reach” – un titolo intrigante, ammettiamolo. Ma un brivido freddo ci assale leggendo le dichiarazioni di White nell’annunciare la sua nuova fatica in studio. Cose del tenore:

Ho voluto prendere punk, hip-hop e rock’n’roll e sigillarli in una capsula del tempo che fotografasse il 2018.

Un’affermazione spavalda, che – l’esperienza insegna – può portare a risultati geniali, così come a disastri ridicoli.

Connected by love

Il primo pezzo estratto da “Boarding House Reach” in effetti era molto rassicurante. Un bel brano con venature soul e punk, in tipico stile White, che ha dato subito una bella botta ai fan e agli appassionati.

Peccato viaggiasse in coppia con “Respect Commander”, una composizione in cui appunto “punk, hip-hop e rock’n’roll” sembrano buttati insieme in un bicchiere da frullatore a immersione, ma incapaci di mescolarsi, nonostante i tentativi di sminuzzamento.

Insomma, allarme rosso: avete presente quando un pezzo suona semplicemente “sbagliato”? Ecco.

Corporation

E’ poi arrivata “Corporation” – la terza canzone presa dal disco (che esce il 23 marzo, per la cronaca). Una specie di summa e sunto delle prime due, in salsa funky modernizzato. Come dicono oggi, un pezzo un po’ “meh”, nel senso che non incappa nel mezzo disastro di “Respect Commander”, ma ci lascia dubbiosi, con l’aria da Homer Simpson di fronte a un’equazione di terzo grado.

Chi vive sperando, muore non si può dire: però…

Ok quindi, facendo un rapido bilancio, al momento di tre pezzi condivisi, uno è ottimo, uno era meglio non sentirlo e uno non convince. La media non è esaltante, specie se rapportata alla produzione precedente di White. Incrociamo le dita, quindi – anche se il potpourri offerto settimane fa, via YouTube, non migliora la situazione e sembra, anzi, confermare il senso di “meh”.

[di H. Maltese]