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Chi è Emanuele Dabbono e perché dovreste ascoltare la sua musica? Negli ultimi anni il nome del cantautore e scrittore genovese classe 1977 è comparso sempre di più nei media perché è colui che ha scritto insieme a Tiziano Ferro alcune delle hit più indimenticabili del cantante di Latina, da “Valore Assoluto” a “Il Conforto” a “Lento/Veloce” fino ad “Incanto”.

La sua storia è iniziata molto prima, però, e noi ve la avevamo raccontata lo scorso febbraio.

Qualcuno l’ha chiamato “il Damien Rice italiano” e nonostante lui ci abbia detto che si tratta di un complimento “fin troppo lusinghiero”, il fatto che scriva canzoni dai testi suggestivi che riescono a dipingere immagini condensate in pochi versi, formati da parole molto semplici, che a volte paiono ermetici ma dai quali traspare una sensibilità palpabile, e in più se ci si aggiunge quel sognante sound country e atmosfere irlandesi, beh, alla fine si capisce che non si tratta di un paragone così assurdo.

Venerdì 27 ottobre è uscito il suo nuovo album, “Totem”, disponibile su tutte le piattaforme digitali, che parla della sua vita e del quale ha rilasciato il primo singolo, “E tu non ti ricordi”. Noi abbiamo avuto la speciale opportunità di intervistarlo a Milano, fargli raccontare la sua storia in prima persona, e soprattutto ascoltarlo dal vivo.

Totem Emanuele Dabbono copertina nuovo albumTRACKLIST

Piano
Treno per il sud
E tu non ti ricordi
Parole al vento
Il senso di un abbraccio
Irene
Siberia
A mani nude
Canzone per i tuoi occhi
Le onde
Luce guida

Raccontaci del tuo album, molto curioso anche dove l’hai registrato.

“Totem” è una scommessa che è già vinta, perché non si aspetta nessun tipo di risultato. Ne parlo come se fosse una persona! È l’amico immaginario con il quale sono diventato musicista, io è da vent’anni che volevo fare sta cosa qua. Tante volte ho pensato forse è una follia. Anche una malattia quasi, perché voler fare un disco acustico, registrato in una chiesa (una chiesa sconsacrata ad Arenzano, ndr) in tre giorni, dal vivo, senza elettronica, featuring di rapper, senza batteria, ad aiutarci. Ho pensato che potesse essere veramente un viaggio al massacro!


Ma no, perché io questa roba qua, io sono cresciuto con la chitarra acustica, vengo da quella musica lì. Penso che se tutti avessero la libertà intellettuale di fare quello che amano – mi correggo – quello che sono, più che ‘Cosa va di moda? Cosa faccio adesso? Che musica faccio?’ – questo mondo – musicalmente parlando – italiano sarebbe pieno di buona musica. Se non altro ci sarebbe una scelta di persone autentiche. Non ho la pretesa di piacere a tutti, assolutamente, anzi, ma voglio che chi si vuole avvicinare alla musica che faccio io, non venga tradito.

In passato, nonostante avessi sempre scritto testi e musiche. Avrò dimostrato tutto quello che so fare? Non ero sempre convinto di aver dato la versione in HD di me. Stavolta sono proprio felice, è il mio testamento, per questo che si chiama “Totem”, perché per la cultura indiana è una cosa sacra, è un monumento – detto così suona un po’ tragica – io voglio che mi ricordiate così. Per me era importante farlo uscire, più che trovare il consenso. Non è un disco che va nelle classifiche. Deve uscire perché si capisca che c’è un uomo dietro alle canzoni.

I testi sono meravigliosi e il sound country, irlandese.

Scrivere queste canzoni è stato un po’ come rientrare in contatto con una parte un po’ vergine, bambina, genuina di me, quindi non cercare lo stereotipo, lo slogan, ma cercare la verità. Il sound irlandese nasce da un viaggio in Irlanda che ho fatto quando ero ragazzo, avevo appena perso mio padre. Sono andato là ed è stato un momento di rivelazione, quel momento là, 10 anni fa. Un paese che si chiama Doolin, verso le isole Aran, se tu entri e non suoni la gente si mette al bancone e mugugna (mi fa il verso) e non ti danno nemmeno la birra.

C’è un libro che si chiama Educazione siberiana, per me quella è stata un’educazione irlandese alla sopravvivenza, al dolore, un’espiazione di quel dolore, la scomparsa di una figura importante. Kurt Vonnegut diceva “La vita si riassume in tre parole, ‘Si va avanti’.”

Perché hai scelto come singolo “E tu non ti ricordi”?

“E tu non ti ricordi”, è una canzone che amo parecchio, è stata scritta di getto. Nel video c’è anche mia figlia, e per me questa cosa qua già la rende unica, per sempre. Quando lei avrà vent’anni, e YouTube o VEVO esisterà ancora, potrà andarci sopra e vedersi quando aveva 5 anni, e secondo me sarà più della canzone il fatto di potersi rivedere e pensare “Mio padre ha pensato a me”. Potrebbe essere già una spiegazione sufficiente per dirti.

Un tentativo un po’ fuori dagli schemi, se pensi alla musica che gira adesso, una chitarra acustica, io, slide, un violino, un violoncello, non c’è batteria. Questa canzone alcuni multinazionali mi hanno detto è un capolavoro, un singolo, non era vero, però dobbiamo inserire una batteria elettronica e un featuring magari con un rapper, non era vero, non era giusto, non era la storia di questa canzone.

Siamo nel clou di X Factor. Qual è stata la tua esperienza?

X Factor è stata un’esperienza violenta, ti dico la verità. Ho fatto la prima edizione, si parla del Paleozoico, della trasmissione, non sapevo a cosa andavo incontro. Sono andato perché la pubblicità diceva “Vinci un contratto con la Sony”. Io la vedevo come la mia ultima occasione, avevo 700 canzoni da parte, mi sono detto ‘ci vado, faccio sentire la mia musica.’

Morgan si è alzato e ha detto “Se non prendete questo ragazzo non faccio ‘sto programma”, poi quando ho scoperto che dovevo battermi con le cover volevo tornare a casa. Sono rimasto con la promessa ‘Se arrivi in finale farai un tuo pezzo’, ma è accaduto 4 mesi dopo, sono stati difficili, la mia realtà è diventata virtuale, la mia famiglia sono diventati Gianluca Grignani, Giorgia, Alicia Keys, Roberta Armani che ci venivano a trovare, è stato un po’ uno shock.

Arrivare in finale e fare finalmente una mia canzone riportato tutto alla realtà, ho cantato del mio paese, “Ci troveranno qui”, chi eravamo non ce lo potranno mai rubare. Mi potete invaghire con tutte le vostre bellissime luci, però io alla fine so benissimo da dove provengo.

Questa nuova edizione per fortuna punta a concentrarsi sugli inediti degli artisti.

Guarda io lo guardo sempre, anche quest’anno, chiedimi, sono informato! Provo anche un certo senso di nostalgia, un posto che ho amato e quando cambio canale e vedo le luci, quella X, beh quella lì per me è stata una cosa importante, non posso sputare dove io ho vissuto, non dove ho mangiato. Ho vissuto quattro mesi qua a Milano! Non posso dirti “Ah, vade retro”. Sono certo però che ad un ragazzino che sogna di andarci direi: “Vacci solo se sai chi sei, sennò per te sarà durissima. Se tu sai chi sei non possono far niente di te. Ma se tu non sai chi sei ti faranno cantare, ti pettineranno, ti metteranno dei vestiti che magari in un’altra vita avresti odiato.”


Non sei mai sotto i riflettori. È una scelta artistica e personale.

Un sacco di artisti che adoro non ci sono mai, Eddie Vedder, Damien Rice, un giornalista mi ha detto ‘Sei il Damien Rice italiano’, è un po’ lusinghiero per me, lui è una stella. Un percorso che mi piacerebbe fare, non attraverso le radio, ma se un domani una mia canzone disgraziatamente finisse nella colonna sonora di un film, e qualcuno dicesse poi ‘wow ma chi è’, e cercasse tra i titoli di coda, e si creasse un movimento intorno, per il quale la gente dicesse ‘oh questo è uno bravo, ha stabilito una linea di demarcazione tra ‘lo faccio per cavalcare una moda’ o ‘lo faccio perché io sono questa cosa qua, non posso comunicarti in nessun altro modo.’

Com’è il tuo rapporto con Tiziano?

Molto bello. È stato lui a spingermi a pubblicare questo album. “Se non lo fai adesso, quando? Che senso ha?”, mi ha detto. Dato che lui vive a Los Angeles ci sentiamo spesso via mail. So che sembra assurdo ma quando sono andato a vederlo e avevo il VIP pass sono rimasto incredulo dal fatto che mi avesse fatto entrare nel suo camerino prima del concerto (che era tipo un loft!), era calmissimo, è la dimostrazione di quanto sia speciale.

Emanuele ha annunciato due concerti live per presentare il suo disco: il 4 novembre al Teatro dei Risorti a Radiconcoli (Siena) e il 15 dicembre al Teatro Il Sipario Strappato ad Arenzano (Genova) alle ore 22.

Probabilmente nel 2018 ci saranno ulteriori appuntamenti dal vivo, quindi rimanete sintonizzati! E non fatevi sfuggire questo album, davvero una perla.

di Sofia Ozzi

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