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Quando la discografia ha ripreso dall’editoria libraria il modello del “firmacopie” (la presentazione di un libro da parte dell’autore, con la tentata vendita del libro medesimo ai presenti, che colgono l’occasione per farselo autografare), sulle prime lo ha considerato un’occasione sostanzialmente promozionale.

In breve tempo, però, ci si è resi conto – dati i cattivi tempi che corrono per le vendite dei dischi – che il firmacopie di un CD poteva diventare un’occasione per vendere qualche disco. Da qui a rendere obbligatorio l’acquisto del disco per poter partecipare al firmacopie, il passo è stato breve.

Sicché adesso gli “instore tour”, come li chiamano (perché usare un nome in inglese fa sembrare più cool queste operazioni al confine fra l’imbarazzante e il vergognoso), funzionano così: se vuoi vedere il cantante da vicino – e non è detto che il cantante canti, perché non è detto che il luogo che ospita l’incontro sia attrezzato per fare musica – devi comprare il disco.  E se avrai comprato il disco avrai comprato anche il diritto a una prestigiosissima prestazione: il cantante si presterà a un selfie con te.

Compra il selfie

In sostanza: con i dieci/dodici euro che avrai speso per comprare il disco (un disco che probabilmente non ascolterai mai) ti sei pagato un selfie con il cantante.

Un tempo, l’autografo di un personaggio famoso era un trofeo molto ricercato. Si faceva la coda fuori dai teatri, dai locali, dai palazzetti, sperando di riuscire a intercettare il personaggio e di trovarlo disponibile a scarabocchiare una firma su un pezzo di carta qualsiasi. L’autografo così diventava una conquista, e anche la testimonianza concreta che eri stato a contatto fisico con il personaggio. E infatti gli autografi originali e certificati sono pezzi da collezione molto richiesti.

Mi domando: quale soddisfazione potrà ricavare un ragazzino o una ragazzina, mostrando ai suoi amici il selfie con un cantante, quando tutti sanno che quel selfie non è stato “guadagnato” con un paziente appostamento (o con un colpo di fortuna), ma è stato comprato a prezzo standard durante una tappa dell’“instore tour” di quel cantante?

Prima o poi…

All’etichetta discografica gli instore tour piacciono perché permettono di vendere qualche centinaio di copie (la quantità bastevole ad entrare nelle meschine classifiche di questi tempi). Ma verrà il giorno in cui i cantanti capiranno che tanto vale saltare l’intermediazione dell’acquisto del disco, visto che da ogni copia venduta di un disco guadagnano pochi centesimi. E provvederanno direttamente a organizzare incontri con i fan durante i quali venderanno selfie a pagamento. Intascandosi tutta la cifra.

[di F. Canzonettari]