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Di dischi non se ne vendono più, ma di biglietti per i concerti se ne vendono a pacchi. Come fare, allora, per mettere a traino il comparto più fiacco – quello discografico – a quello che spinge e che pompa milioni nelle casse delle grandi agenzie di live entertainment? Semplice: il bundle.

Abbinamento selvaggio

Traducibile in italiano come “vendita abbinata”, il bundle è un pacchetto che, insieme al biglietto del concerto del vostro artista preferito, vi vende anche il suo ultimo disco. Che lo vogliate o meno, s’intende, un po’ come certi allegati nelle edicole.

Una moda

La trovata, per la verità, è tutto meno che nuova. Già nel 2004 Prince la adottò, regalando “Musicology” a chi comprò i biglietti per i suoi concerti. Nell’ultimo anno, tuttavia, il pacchetto “concerto più disco” negli USA ha iniziato a fare furore: solo nel 2017 U2, Linkin Park, Katy Perry, Pink e Taylor Swift – solo per citare i più illustri tra i big – si sono ritrovati al numero uno della Billboard Chart, allegando i propri ultimi album ai tagliandi per i propri show.

Se la tattica riguarda un disco ancora relativamente fresco d’uscita l’operazione può apparire – seppure machiavellica – ancora plausibile. Nelle ultime settimane, però, l’asticella si è alzata. O abbassata, a seconda dei punti di vista.

Metallica e Bon Jovi

I Metallica, a fine di marzo, si sono ritrovati al secondo posto della classifica di vendita degli album USA con “Hardwired… To Self-Destruct”, disco uscito a novembre del 2016. Come, l’avrete già immaginato: la messa in vendita dei biglietti per il tour autunnale negli Stati Uniti dei Four Horsemen in bundle col disco ha spinto il titolo, non più nuovissimo, di nuovo in vetta alla chart. Il gioco, però, è bello finché dura, cioè finché ci sono biglietti da vendere.

All’inizio di marzo un’operazione simile l’avevano fatta i Bon Jovi. Ai biglietti per il loro prossimo tour in nordamerica era stato allegato “This House Is Not For Sale”, l’ultimo disco consegnato ai mercati dalla formazione del New Jersey guardacaso solo pochi giorni prima di “Hardwired… To Self-Destruct”, nel novembre del 2016. Come da programma, allo scoccare delle prevendite si registrò il boom, con il titolo rispedito in vetta alla chart nel giro di pochi giorni. Tutto bene, finché le date non andarono tutte sold-out. Finiti i biglietti, finì anche la spinta del disco nelle classifiche.

Il risultato: “This House Is Not For Sale” è finito nella storia della discografia americana per essere stato il disco ad aver perso più posizioni in classifica in una sola settimana, precipitando dalla prima alla centosessantottesima posizione in classifica. Mica poco, come effetto collaterale…