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Non so se siete fra i (circa) 321.000 telespettatori – uno share dell’1,9%, per chi è interessato a questi numeri – che hanno visto la prima puntata di “Brunori sa”, un programma andato in onda venerdì sera scorso alle 23:00 su Rai Tre.

Io sì, l’ho guardato – per lavoro, per poterne scrivere. Com’era? Mah…

Brunori: chi era costui?

Sapete chi è Brunori SAS, no? Un cantautore quarantenne, Dario Brunori, che ha pubblicato finora quattro album (il primo nel 2009), e che con l’ultimo, “A casa tutto bene”, si è guadagnato una buona popolarità e la stima della critica.

A me, che ho più di quarant’anni, Brunori ricorda un po’ Claudio Lolli. Un Claudio Lolli magari meno disperato del cantautore bolognese. Mi pare bravo, come autore e interprete di canzoni, anche se non parla alla mia generazione, ma a quella dei suoi coetanei.

La trasmissione

In questa sua trasmissione su Rai Tre, Brunori fa un po’ da guida fra tematiche d’attualità – quella della prima puntata era il corpo – incontrando persone con le quali chiacchiera, come se fosse un intervistatore, armato di un registratore a cassetta e di un microfono vintage.

Parla come presumibilmente parla nella vita normale, con un forte accento calabrese, ed è abbastanza capace di non “recitare”, cioè di essere disinvolto pur (evidentemente) recitando un copione. Dalla sua, Brunori ha una simpatia fisica, un sorriso amichevole e un’attitudine per nulla spocchiosa (se qualche malizioso pensa che lo stia confrontando a Manuel Agnelli, che su Rai Tre ha da poco concluso con un eccellente insuccesso di audience il suo programma “Ossigeno”, ebbene, ha ragione).

La genesi

Ci si domanda, tuttavia, a che titolo Brunori sia stato investito della responsabilità di condurre un programma televisivo. Nel suo passato c’è “Una società a responsabilità limitata”, trasmesso nel 2015 da una piccola rete digitale, La Effe, in cui faceva coppia con Neri Marcoré per un viaggio tra Roma e la Calabria.

Evidentemente la direzione di Rai Tre (all’epoca era nelle mani di Daria Bignardi) ha pensato di riproporre un format non troppo distante da quello, perché anche in “Brunori sa”, gira l’Italia incontrando gente.

L’idea dov’è?

Brunori è garbato, discreto, dice cose condivisibili – ma gli fanno fare cose scioccamente inutili, come tuffarsi in una piscina vestito e con l’impermeabile -, e non sembra a disagio. Quello che manca al programma è un’idea forte, qualcosa che ti faccia venir voglia di guardare anche le prossime puntate – la seconda sarà trasmessa venerdì sera 13 aprile – perché Brunori da solo, per quanto simpatico, non è una ragione sufficiente per passare un’ora davanti alla TV.

Un’idea sarebbe potuta essere quella di farlo incontrare e conversare con altri musicisti contemporanei a lui affini. I due momenti più riusciti della puntata d’esordio sono state, infatti, le partecipazioni di Dimartino e Motta, in cui Brunori come esploratore della scena musicale è suonato convincente (e ancora più convincente quando è stato lui a cantare le sue canzoni).

Ecco: diciamo che se nella prima ora di “Brunori sa” ci fossero stati solo interlocutori musicali, sarebbe potuto essere il primo di un paio di “speciali” interessanti e istruttivi. Così com’è, appunto, mah…

[F. Canzonettari]