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Nei giorni scorsi l’avrete sentito dire praticamente da tutti, dalle compassate telegiornaliste dei Tg di mamma Rai agli aggressivi speaker delle radio che hanno uno stile unico, rock, e via dicendo. Comunque, la notizia della settimana è che andare ai concerti fa bene.  Lo dice uno studio, mica niente.

Lo studio dice che che 20 minuti a un concerto fanno meglio della stessa quantità di tempo trascorsa a fare yoga o una passeggiata con il proprio cane, magari in una bella giornata di sole in uno splendido parco. I ricercatori – comportamentisti, sociologi, psicologi, eccetera guidati da Patrick Fagan, titolare di cattedra in scienze del comportamento alla Goldsmiths University – hanno calcolato che 20 minuti di musica dal vivo accrescono il benessere di una persona del 21%, rispetto al 10% dello yoga e al 7% del “dog walking”. Del sesso non si parla, ma se quello che dice lo studio è vero, a chi importa trombare, quando si può andare a un bel concerto dei Maneskin?

Peccato, però, che quanti in questi giorni hanno riferito dei risultati dello studio si siano dimenticati di spiegare chi l’abbia commissionato, questo studio. A pagare i ricercatori che l’hanno condotto è stata la O2, gigante delle telecomunicazioni britannico del gruppo (ancora più gigante) Telefonica che sul mercato vale diverse decine di miliardi di sterline. E perché un’azienda che va a gonfie vele vendendoci abbonamenti ai telefonini dovrebbe preoccuparsi di farci sapere quanto ci faccia bene andare ai concerti? Per farci scambiare più selfie (mossi, ca va sans dire) a bordo palco con Gué Pequeno? No.

O2 nel mondo della musica fa affari per milioni. Solo lo scorso anno, per esempio, il colosso di Bath Road, Slough, Berkshire, ha stretto accordi di sponsorship per dare il proprio nome a tredici celebri venue per concerti nel solo Regno Unito, attualmente di proprietà sia di Live Nation che di AMG, che – sul panorama d’oltremanica – sono i due big che si spartiscono la quasi totalità del mercato live mainstream, riguardo gli spazi. Si parla, per scendere nel dettagli, di mettere le mani sui migliori spazi di città come Birmingham, Bristol, Glasgow, Liverpool, Newcastle, Oxford, Sheffield, Leeds e ovviamente Londra, firmando col proprio nome venue come l’ormai leggendaria O2 Arena, o se preferite Millennium Dome, sulle sponde del Tamigi, super-palazzetto che negli ultimi anni ha ospitato i migliori concerti di passaggio dalla capitale inglese.

La O2 ha stretto un accordo decennale che gli garantirà il controllo di venue in tutto il paese che – secondo il Guardian – può valere qualcosa come 70 milioni di sterline. Una spesa che gli analisti della società di telecomunicazioni considerano un buon investimento: con il mercato della musica dal vivo in piena espansione e la prospettiva di bombardare gli spettatori con servizi gratuiti a mo’ di teaser – per esempio, il wi-fi gratuito nelle venue che verranno gestite da O2 per farsi davvero i selfie a bordo palco senza consumare giga – ai piani alti della società si stanno già fregando le mani. Certo che poi ci dicono che andare ai concerti fa bene…

Guglielmo Cancelli