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Forse è un caso che appena finito un programma sugli anni 90 – la versione di Italia Uno – ne inizi subito un altro, nella versione di RaiTre.

Ossigeno, che almeno su Twitter ha ottenuto consensi commossi, è un’apoteosi dell’immaginario alternativo di due decenni or sono, nel quale un Manuel Agnelli quasi adorabile nella sua goffaggine officia la vendetta di un’estetica e di un linguaggio che gli orfani del Mucchio Selvaggio hanno sempre tenuto vivi nel loro cuore. I riferimenti reiterati a quando esistevano “le scene”, la parola-mantra “seminale” (mentre dei leggendari “tappeti sonori” presenti in ogni recensione della seminale rivista non si è parlato, ma è pur vero che di tappeti se ne sono visti più che in una televendita).

E poi la sempiterna musa Joan As A Police Woman, il tributo ai Pixies, il tributo ai Velvet, il tributo ai Suicide passando per Springsteen, il tributo al bar indie – davanti a un pubblico di ex ragazzi indie in gran parte femminile, visibilmente traboccante d’amore per il cucciolone malato di maledimiele.

Atmosfera dimessa e nostalgica, sensazione low-budget: l’apoteosi dell’immaginario alternativo che fu

Solo Ghemon e lo scrittore Paolo Giordano, entrambi nati nel 1982, hanno evitato il definitivo viaggio nel tempo, che incombeva anche per l’assenza di quegli espedienti scenici che fanno “tv contemporanea” in un ambiente che ricordava parecchio il salottone di Avanzi.

Il regista Gaetano Morbioli, dominus del video pop all’italiana (Modà, Pausini, Elodie, Atzei, Tatangelo tra i principali clienti) ha creato un’atmosfera dimessa e nostalgica in cui il fondatore degli Afterhours si trovasse a suo agio, anche quando si è avventurato in monologhi zoppicanti sul senso della (sua) vita e in faticose trovate sceniche come il giochino dei cartelli.

La scelta della produzione (la Arcobaleno di Lucio Presta) è stata certamente quella di dare una sensazione low-budget – a meno che i tappeti non fossero costosissimi, certo. E in effetti è strano che un programma dall’apparenza così semplice abbia richiesto quattro autori, tra i quali l’insigne Paolo Biamonte, che oltre ad aver scritto per il 99% dei quotidiani italiani, ha scritto il 98% delle trasmissioni musicali in prima serata e non solo: Concerti del Primo Maggio, i programmi Rai di Laura Pausini, X Factor, Wind Music Awards, più trasmissioni di Bonolis e Panariello (en passant, uno dei due sarà putacaso tra i prossimi ospiti del programma. Non è Panariello).

Ossigeno fa della linearità la sua forza, fin dal titolo

Ma il programma fa della linearità la sua forza, e fin dal titolo: Ossigeno, al di là di una interessante affinità con uno dei primi programmi di Carlo Conti, Aria Fresca, non è solo un assist ai twittatori più pigri (“una boccata di ossigeno in tv”), ma anche un aggancio preciso all’epoca in cui il brano uscì, e un esplicito marchio sul programma.

Agnelli ne è il punto fermo personale e artistico quanto Claudio Baglioni lo è stato del Festival di Sanremo – anzi di più, perché di Hunziker e Favino non c’è traccia. E ciononostante, una volta che lo spettatore neutrale – quello non iscritto al club delle Piccole Iene – assorbe lo spiazzamento di un autotributo così smaccato del rocker di Corbetta (anche nelle canzoni afterhoursiane fatte cantare a un legnosissimo Santamaria, o in un Chopin eseguito senza una parola d’accompagnamento, come puro sfoggio) è difficile negare che la scarsa disinvoltura del cantante nel fare da “host” persino in uno spettacolo registrato, giochi in realtà a favore del programma.

Nel caso delle più complici interviste – o meglio, dialoghi – con Santamaria e Joan Wasser magari un po’ meno, ma nel caso dello scrittore Paolo Giordano e di Ghemon pareva di guardare la tv premoderna, e lo diciamo in senso buono: venivano in mente quei preziosi frammenti di tv in bianco e nero da Teche Rai nei quali Gaber o Guccini (o Pasolini, o Brera) discutevano del tutto a loro agio – e nel caso di Ghemon il tema era un argomento non facile come la depressione (…è ben vero che con Agnelli di fronte difficilmente vengono in mente barzellette).

Favole indie-rock prima di dormire

Curiosamente, anche se molti dei tweet inneggiavano a “un programma che parla di musica”, di questa non si è parlato se non con quello storytelling rock un po’ scolastico (e meno artie rispetto a Morgan, versione eccitata di Agnelli) che ricorda i raccontini musicali di Bonolis (eh!) o le lezioni di Paola Maugeri su Virgin Radio: niente più che brevi favole indie-rock prima di dormire, per un pubblico che le sa già tutte. E che però, proprio come i bambini, vuole sentirle raccontare per la decima, ventesima volta.

Perciò, Ossigeno potrà anche essere un programma anacronistico ma è perfetto per il pubblico della RaiTre di oggi, e se qualche anno fa avrebbe suscitato un po’ di perplessità, oggi spicca come una gemma tra le proposte dei canali generalisti italiani. Certo, questo ci dice anche qualcosa su quanto, dagli anni 90 a oggi, quei canali non siano andati da nessuna parte.

[di Paolo Madeddu]