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E’ uscito la scorsa settimana l’ultimo numero su carta del New Musical Express. L’editore ha annunciato che a partire dalla prossima settimana il NME continuerà a esistere, ma solamente online (da settembre del 2015 il settimanale era distribuito gratuitamente, come “free press”).

Le cause? Le solite: difficoltà finanziarie, aumento dei costi, diminuzione della pubblicità. Tutta roba che chi lavora in editoria conosce benissimo.

Un po’ di storia

Quando chiude un giornale è sempre un lutto, e non solo per i giornalisti e i lettori di quel giornale. Soprattutto quando questo giornale, come il New Musical Express, da tempo e per tutti NME, esisteva dal 1949 ed era considerato una delle voci più autorevoli della stampa specializzata in musica, non solo britannica.

Nel 2000 l’NME aveva inglobato il suo arcirivale Melody Maker, che, fondato addirittura nel 1926, aveva chiuso per sempre. E, nonostante i numeri di vendita record dei tempi d’oro – oltre 300.000 copie la settimana, nel 1964 – era comunque una voce rispettata e influente della scena musicale UK.

Il pubblico regna sovrano

Ma perché chiude un giornale che si occupa di musica? Beh, semplice: perché il pubblico non ha più voglia di spendere soldi per comprarlo.

Del resto, a cosa serve (serviva) un giornale che si occupa di musica? A informare su quanto accade, certo, ma anche a far capire ai lettori quali sono gli artisti e i dischi più interessanti e meritevoli. Quando per ascoltare musica bisognava comprare dischi, investire una piccola cifra nell’acquisto di un giornale era considerato un modo per riuscire a spendere meglio e con più attenzione i soldi destinati ai dischi e ai concerti.

Adesso nessuno o quasi nessuno paga più per ascoltare musica (tranne che nei live, dove però sempre meno gente va per ascoltare e sempre più gente va “per esserci” o per poter dire di esserci stata); quindi perché spendere soldi per comprare un giornale? Tanto, le informazioni sugli artisti, sui dischi, sui concerti sono tutte disponibili gratis, anche quelle, online.

La domanda da un milione di dollari

Già: ma se i giornalisti dei giornali “di carta” venivano pagati (anche) con i proventi delle vendite dei giornali, come vengono pagati i giornalisti delle testate online, per leggere le quali i lettori non cacciano un centesimo?
(Non rispondete “con la pubblicità”: è la risposta sbagliata).

Ne riparliamo la settimana prossima.

[F. Canzonettari]

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