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di Sofia Ozzi

Lo scorso mercoledì abbiamo avuto la bella opportunità di intervistare Emanuele Dabbono, cantautore, scrittore e unico autore a contratto di Tiziano Ferro.

Emanuele Dabbono

Emanuele Dabbono

Intervistare telefonicamente non è certo come un’intervista vis-à-vis, ma la voce di Emanuele sembra essere sufficiente ad incarnare la sua personalità: gentile, sognante, appassionata, piena di energia, di entusiasmo, di gratitudine e di cose da raccontare.

Ecco allora l’incredibile storia di Emanuele Dabbono, nato a Genova quarant’anni fa (il 15 gennaio 1977), che ha scritto parole meravigliose che risuonano in tutte le radio.

 

Molti di voi si ricorderanno del nome, del viso o della voce di Emanuele Dabbono per la sua partecipazione alla prima edizione italiana di X Factor, andata in onda su Rai 2 nel 2008.

All’epoca il conduttore era Francesco Facchinetti e i giudici erano Simona Ventura, Mara Maionchi e Morgan.

In finale erano arrivati lui, Giusy Ferreri e gli Aram Quartet, gruppo vocale guidato da Morgan che ha conquistato il podio, per poi sciogliersi qualche anno dopo. Emanuele Dabbono aveva portato sul palco di X Factor il suo inedito, “Ci troveranno qui”.

Emanuele Dabbono a X Factor 2008

Emanuele Dabbono a X Factor 2008

Dopo il talent, Emanuele ha lavorato sodo e ha pubblicato 5 album (di cui uno in inglese) con anche la collaborazione della sua band Terrarossa, ha scritto due libri (“Genova di spalle” e “Musica per lottatori”), fatto un tour negli Stati Uniti e oggi, parallelamente alla sua carriera da cantautore e artista tutto tondo, compone brani per e con Tiziano Ferro.

Insieme a lui ha scritto successi come “Incanto” e l’ultimo singolo, “Il Conforto”, duetto del cantante di Latina con Carmen Consoli. Emanuele Dabbono ha firmato anche altri due brani dell’album di Tiziano Ferro Il Mestiere della vita, “Valore assoluto” e “Lento/veloce”.

Com’è nato il tuo rapporto con Tiziano Ferro?
Ci conosciamo da vent’anni. Ci siamo conosciuti nel 1998, all’Accademia Sanremo, un concorso che si faceva per poter accedere a Sanremo Giovani, ma la cosa che fa ridere è che siamo stati entrambi eliminati in finale (ride).

Dopo di che siamo stati entrambi notati e messi a contratto da Alberto Salerno, famoso produttore discografico, marito di Mara Maionchi, e autore di capolavori come “Donne”, “Io Vagabondo” “Terra promessa”, e in seguito abbiamo lavorato con il produttore discografico Michele Canova.

Tiziano è diventato una stella, mentre io ho fatto un’eterna gavetta (ride), fino a quando poi ci siamo incontrati di nuovo a X-Factor 2008, la prima edizione italiana, dove mi sono classificato terzo con l’inedito “Ci troveranno qui”. All’epoca, Tiziano era rimasto colpito e mi aveva detto: “Ti terrò d’occhio”.

Mai avrei immaginato che 5 anni più tardi sarei diventato il suo autore.

Tiziano Ferro - Sanremo 2017

Tiziano Ferro

Come definisci il vostro incontro e la vostra amicizia?
La nostra sembra una storia romantica, come quelle dei film: sai, un ragazzo che incontra un altro ragazzo allo stesso concorso, vengono entrambi eliminati, poi la vita ti divide ma ci siamo ritrovati. La nostra conoscenza è diventata amicizia e poi ha portato a un lavoro insieme.

Un aneddoto in particolare che ti viene in mente?
Ah sì, questo è un segreto. Nel 2001 o 2002, ai tempi di “Rosso Relativo”, quando la sua carriera aveva già preso il volo con “Xdono”, Tiziano rilasciò un’intervista ad un sito spagnolo – mi piacerebbe ritrovarlo, ma non ci sono mai riuscito – e per ogni lettera dell’alfabeto gli fu chiesto di indicare uno suo riferimento, una sua ispirazione. E tra Stevie Wonder e R. Kelly, alla lettera D spuntò Emanuele Dabbono, e io non ci potevo credere! Ma questo ti fa capire la personalità e la caratura di Tiziano. Tra noi c’è una stima reciproca dall’era dei tempi.

Chissà, magari per la seconda volta a Sanremo 2017 verrà pronunciato ancora il tuo nome. (Nel 2015, Ferro aveva cantato “Incanto”, indicando Emanuele Dabbono come co-autore della canzone)
Sì, sapere che Tiziano va a Sanremo come super ospite con una mia canzone per la seconda volta è incredibile, ma tengo i piedi piantati per terra.

“Il Conforto” ha riscosso un grandissimo successo.
Sì, ha avuto un’accoglienza pazzesca, è un pezzo che è molto particolare, non è la solita canzone che senti alla radio, parla di una dipendenza da qualcuno o da una passione, che ti aiuta a lasciare alle spalle una situazione brutta che hai vissuto.

È una canzone d’amore: quel cielo girato di spalle credo che chiunque abbia scelto di amare qualcuno possa capire di cosa si tratta. Ha un significato comune, universale, totale.

Sapevi che sarebbe stato un duetto, e che sarebbero stati Tiziano Ferro e Carmen Consoli a cantarla, quando l’hai scritta?
No, assolutamente, non sapevo nemmeno che l’avrebbe incisa lui. Era stata proposta a Carmen Consoli, ma poi Tiziano mi ha mandato una mail scrivendomi “Ho una sorpresa da farti”, e mi ha allegato un .mp3. All’inizio ho pensato: “Benissimo, è una donna.” Poi alla terza parola ho capito: “Benissimo, è Carmen Consoli!”

Sono sorpreso che lo abbia rilasciato come singolo, non è una canzone leggera, è un pezzo non facile all’ascolto, anche per la modulazione, la strofa è in una tonalità, il ritornello in un’altra, credevo fosse una di quelle gemme che inserisci in un album, invece ha riscosso un successo incredibile, ancora prima di uscire tutti ne stavano parlando.

In un’intervista, hai detto che prima di Tiziano non scrivevi d’amore. Quanto ha inciso la paternità sulla tua scrittura?
Prima avevo sbagliato tutto. Tiziano è come se mi avesse riscoperto, trovato dentro in un cassetto e riportato alla luce. Mi ha insegnato che non bisogna avere paura, non bisogna vergognarsi delle proprie emozioni.

Diventare papà è meraviglioso, è come avere tra le mani un museo d’arte, e guardando mio figlia pensavo “È un incanto”, e mi sono reso conto: “Ma io di cos’altro devo parlare?”

Così è nata la hit “Incanto”, cantata da Tiziano Ferro.

Come nascono le tue canzoni?
È da anni che catalogo le mie canzoni, finora sono arrivato alla 1590esima canzone: per me è importante fare esercizio, da buon Capricorno, devo esercitarmi fino ad essere soddisfatto.

Non scrivo con la penna, ma scrivo canzoni sulle note del cellulare, sul mio iPhone. Ovunque sono, al supermercato, appunto un titolo e poi ci scrivo sotto frasi, cose, e le divido tutte in cartelle.
Poi torno a casa nel mio studio, con chitarra, piano e basso ed è come completare un puzzle, cerco di trovare la melodia giusta per le parole che ho scritto.

Un metodo di scrittura originale, anzi, contemporaneo.
Sì, oggi è tutto a distanza di un click.

Emanuele Dabbono

Emanuele Dabbono

Che tipo di autore sei?
Io mi ritengo privilegiato perché non devo “fare il sarto”, e quindi “cucire addosso” una canzone a un determinato artista, cioè ad esempio se dovessi scrivere una canzone per Giorgia mi andrei a studiare la sua discografia per capire come scrivere una canzone adatta a lei.

Invece no, scrivo alla cieca, non penso mai all’artista per cui sto scrivendo. Ovviamente c’è un caposaldo, una condizione imprescindibile: la bellezza. Dev’essere una canzone così bella da poter essere suonata in uno stadio, deve durare più di un’estate.

Ogni volta che scrivo cerco di scrivere qualcosa di memorabile, e spazio molto, usando qualsiasi stile. Scrivo in modo che ci sia sempre una scintilla di verità, una melodia che faccia venire il brivido a me e quindi possa far venire i brividi anche a qualcun altro.

Certo, bisogna sapere a chi si sta parlando: per me è come scrivere una lettera ad un amico, o togliere un sassolino dalle scarpe, oppure penso “mi dispiace sia finita così, non sono riuscito a dirgli quella cosa di persona, gliela dico qui.” Scaturisce da un fatto personale, che può essere valido anche per altri.

Com’è la musica e la scrittura di oggi?
Oggi c’è un problema di linguaggio ma anche di identità culturale.
Qualche volta dei giovani ragazzi mi portano dei testi e vedo un po’ di pigrizia, poca ricerca musicale; oggi abbiamo a disposizione strumenti come Spotify che è una biblioteca vastissima di canzoni, mentre prima la musica per ascoltarla la dovevi comprare al negozio di dischi. Ascoltare nuova musica rende noi musicisti un po’ più preparati.

Emanuele Dabbono e Raffaele Simone degli Aram Quartet

Tu hai partecipato alla prima edizione di X Factor Italia, nel 2008. Cosa ricordi di quell’esperienza e cosa ne pensi di come si sono evoluti i talent?
Devo dirti la verità, io ho partecipato a X Factor non sapendo bene come sarebbe stato: ho visto un annuncio che diceva che si vinceva un contratto con la Sony e sono andato, dicendomi, “O la va o la spacca’.

A quel punto avevo già scritto più di 800 canzoni, ma poi ho scoperto che si dovevano fare cover! Ho avuto voglia di andarmene, ma sono rimasto perché se fossi arrivato in finale avrei potuto presentare un mio inedito.

Oggi non parteciperei a un talent show, perché non credo sia il mio posto: io vorrei portare la mia musica, chi sono, mentre molti concorrenti oggi vanno più che altro per l’esperienza televisiva.

Quali sono le tue maggiori influenze musicali? La tua voce assomiglia molto a quella di Keith Urban.
Grazie! Il cantante country maestro della chitarra, sì. Mi piace lui, mi piace John Mayer, ma soprattutto vecchi cantautori come Bruce Springsteen, il primo Bob Dylan, e poi anche Damien Rice.

E come lui vorrei fare un album scarno, delicato, una piccola cosa autentica, non mi interessa il consenso artistico, voglio solo essere me stesso. Ho già il titolo, sarà un titolo monumentale: “Totem”. Avrà un’atmosfera irlandese, che rifletterà i luoghi in cui ho suonato per le strade.

Perché “Totem”?
Perché il totem è un simbolo della cultura indiana, un manifesto, una cosa sacra. Sarò io da solo con la chitarra acustica: aspiro a un ritorno alla sacralità. Essere originali è essere se stessi, è avere coerenza, poterla sfoggiare, poter dire “io sono questa cosa qua”.

Per quale giovane artista vorresti scrivere?
James Bay mi piace molto, e poi uno non più molto giovane, Paolo Nutini.

Scriveresti quindi anche in inglese?
Sì, pensa che ho scritto le prime 100 canzoni in inglese, poi sono andato in viaggio negli Stati uniti e mi sono sentito un impostore (ride). Mi sono reso conto che scrivevo di cose di cui non sapevo nulla, e quando sono andato lì mi sentivo un impostore, entravo in un supermercato e trovavo caramelle e pistole fianco a fianco in vendita, e ho capito che non appartenevo a quel posto.

“Totem”, il mio nuovo album che uscirà quest’anno, sarà in italiano.

Emanuele Dabbono & Terrarossa

Emanuele Dabbono & Terrarossa

Bilancio di oggi: sei felice? Hai realizzato tutti i tuoi sogni o hai ancora qualche sogno nel cassetto?

Non credo esistano persone più felici di me, e se esistono me le devi presentare (ride)! Sai,  quando sogni e scopri che stai realizzando il tuo sogno mentre gli altri ti prendevano in giro.

Tra i miei sogni nel cassetto c’è il doppiaggio di un film, mi piacerebbe scrivere un soggetto per un cartone animato. Magari riesco a raggiungere Bruno Bozzetto con questo appello! E poi vorrei scrivere un altro libro.

 

E così, dopo averci concesso ben 30 minuti di intervista telefonica, che non sembravano mai abbastanza, e dopo uno scambio di saluti e complimenti, si è conclusa la nostra intervista con Emanuele Dabbono.

Un artista che meriterebbe una maggiore visibilità, non solo per il suo talento nella scrittura e nel canto, ma per la sua genuinità e sensibilità. Noi faremo la nostra parte!

Ringraziamo Emanuele Dabbono per l’estrema disponibilità, e gli auguriamo un buon proseguimento di questo incredibile percorso.

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