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Licitra – In the name of love

Mara hai toppato da tutti i punti di vista. Hai un buon tenore dotato di ottima tecnica e gli fai cantare una discreta canzone pop scritta in inglese da un siciliano doc come Fortunato Zampaglione? Risultato ibrido e personalità assente. Peccato poteva essere un nuovo Italiano nel mondo e invece il rischio Joe Sada è dietro l’angolo

Gabriele Esposito – Limits

Il modo di scrivere degli ultimi 10 anni si basa sul far girare su 4 accordi linee melodiche funzionali, emotivamente accattivanti e se possibile, originali. Se poi sei Ed Sheran scrivi anche dei capolavori. Gabriele Esposito lo ha capito bene e ci ha piacevolmente stupito. Una potenziale hit prodotta in maniera perfetta che mette a fuoco senza dubbio la strada intrapresa. Fedele al percorso fatto fin qui

Maneskin – Chosen

Il “coattaizer” che è in loro (cit. manuel agnelli) rende questa band la vera rivelazione di questo XF11. Non ci sono dubbi su di loro e per il loro futuro. Avranno, nel breve, sicuramente una luce importante accesa su di loro poi se il professionismo non li farà andare fuori strada e se il talento prevarrà allora potremmo parlare una nuova realtà che durerà nel tempo. Lui è così arrogante in tutto quello che fa che può solo piacere o farsi odiare, la formula perfetta del successo

Radice – Lascia che io sia

I bravi cantanti, più bravi sono e più difficoltà hanno ad emergere con una personalità propria. Il soul in Italia non ha mai trovato spazio e non crediamo che lo avrà con Radice. La scrittura di questa canzone è vicino all’inutile. Peccato.

Rita Bellanza – Le parole che non dico mai

La più attesa, la più chiacchierata, la più criticata e la più emotiva non sbaglia il suo appuntamento più importante. La canzone, buona, di Levante sembra un capolavoro di altri tempi ma in realtà è la personalità di Rita a renderla importante. Brava e convincente, ma lasciatela stare con la frase “bisogna lavorare tanto” perché se Rita perderà la sua “Non tecnica” perderà la sua unicità.

Samuel Storm – The Story

Il talento è quella cosa che non compri da nessuna parte. Ci nasci e per quanto tu possa credere di trovarlo durante la tua crescita sappi che non lo troverai mai. Lo so forse un po’ duro come concetto da accettare ma molto vicino alla realtà soprattutto se parliamo di “cantare”. Ecco, Samuel Storm è un cantante di talento nel senso che ci è nato, poi metti insieme la sofferenza della sua vita e il fatto di avere un timbro da nero di altri tempi ed il gioco è fatto. Prendi poi un testo ad hoc mettilo in mano ad un professionista come Fausto Cogliati ed esce fuori anche un inedito molto valido mettendo sempre al centro la vocalità del cantante. Potenziale hit anche per il mercato internazionale.

Ros – Rumore

Manuel Agnelli ha ragione c’è bisogno di Band in Italia ma c’è bisogno anche si scrittura per band. I Ros sono bravi, non c’è dubbio, e lei è una frontwoman eccellente ma l’Italia discografica e radiofonica non è pronta per questo suono. Ma al tempo stesso hanno più ragione di esistere e di avere una chance i Ros di quanto possa averne Licitra o Radice, per esempio.

Enrico Nigiotti – L’amore è

Noi Italiani siamo figli di De Gregori Bennato Dalla fino ad arrivare a Bersani e Cremonini e Nigiotti lo sa bene perché la sua proposta di inedito è figlia del miglior cantautorato Italiano. Giusto dare spazio anche alla nostra tradizione e non mi stupirei, come dice anche Fedez, che questo brano possa suonare in radio ed ottenere anche piccole gratificazioni. Noi Italiani siamo figli della “forma canzone” e Nigiotti ci ha tenuto a ricordarcelo.

di Bill Jobs

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