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“Come vengono pagati i giornalisti delle testate online, per leggere le quali i lettori non cacciano un centesimo?
(Non rispondete “con la pubblicità”: è la risposta sbagliata)”.

Così scrivevo la scorsa settimana, e oggi proseguo il discorso.

Qualcuno deve pur pagare la gente che lavora

La pubblicità è ancora una risorsa ampiamente insufficiente per ripagare le spese di creazione, manutenzione e redazione di un sito Internet. Lo è per svariati motivi (la diminuzione generalizzata degli investimenti pubblicitari, per esempio), ma soprattutto perché gli utenti dei siti Internet la trovano invadente, fastidiosa. E cercano in ogni modo di evitarla (per esempio utilizzando gli adblock, cioè quei sistemi che la “oscurano”).

Anche questo è riconducibile al discorso che facevo la scorsa settimana. La gente vorrebbe tutto gratis e senza interferenze. Peccato che si dimentichi che qualcuno deve pur pagare la gente che lavora.

E’ illuminante, in questo senso, quello che è successo a Spotify qualche giorno fa, e che è sintetizzato qui. Si ripete quanto accaduto anni fa, quando le TV a pagamento riuscirono a sconfiggere il fenomeno dell’abusivismo. Se Spotify, o qualsiasi altro fornitore di musica in streaming, fosse completamente gratuito per tutti, sarebbe inevitabile per chiunque accettare, per quanto malvolentieri, la presenza di pubblicità.
Invece Spotify dice: se volete ascoltare musica gratis, prendetevi la pubblicità e se la volete ascoltare senza pubblicità, pagate un abbonamento di dieci euro al mese. E francamente dieci euro al mese sono una cifra assolutamente accettabile, in cambio di uno sterminato catalogo di canzoni.

Ma se Spotify annuncia che interverrà per bloccare chi è riuscito a “craccare” la sua versione premium, cioè quella a pagamento, si scatena la tempesta di commenti offensivi.

Tutto dovuto

Adesso non voglio allargare eccessivamente il discorso, ma questo è il sintomo di un’attitudine purtroppo in continua crescita. E cioè quella del “tutto ci è dovuto gratis”.

Ci è dovuto uno stipendio anche se non lavoriamo. Ci è dovuta una casa anche se non paghiamo un affitto. Così come ci è dovuto l’intrattenimento anche se non solo lo vogliamo gratis, ma lo pretendiamo gratis e senza il fastidio di ascoltare o guardare qualche inserzione pubblicitaria.

E’ un’attitudine stupida ed egoistica. Anche perché va di pari passo con un altro atteggiamento, che è quello che si riscontra nei commenti ai post su Facebook delle testate giornalistiche e dei siti Internet di informazione. E di questo riparleremo la prossima settimana.

[F. Canzonettari]