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Gridare la propria rivalsa, gridare al mondo che si è vivi. Se poi l’artista che esprime questi sentimenti è Grido, allora tutto sembra tornare. Eppure in Segnali di fumo c’è qualcosa in più della semplice voglia di rivincita. C’è il racconto dell’Italia di oggi (senza pretese di far sociologia), c’è una lunga sequenza di duetti e collaborazioni. E c’è un rap che non è solo beat e voce, ma anche musica.

In estrema sintesi,  questo è Segnali di fumo, l’ultimo disco di Grido. Ovvero Luca Aleotti, che per qualcuno è il fratello minore di Alessandro (un po’ più noto come J-Ax), per qualcun altro è l’altra metà dei Gemelli DiVersi, per altri ancora è l’ex Weedo. Un buon numero di identità, ad esprimere i numerosi tasselli con cui, di volta in volta, Grido si è espresso. E che si intonano a ciò che lui dice di se stesso: «Io sono come il costume di arlecchino: un insieme di stracci, ma che messi insieme diventano colorati e allegri».

Segnali di fumo esce il 3 marzo (produzione Willy L’Orbo, distribuzione Sony Music), è fatto di 16 brani e, come detto poc’anzi, è una passerella di featuring. Ci sono i colleghi rapper (Danti, Caneda, Shade, Galup, Tormento), c’è chi dal rap si sta spostando su altri fronti (Raige), c’è una giovane promessa come Chiara Grispo, c’è un nome storico qual è Marco Masini. C’è la famiglia – J-Ax – e un inatteso Paolo Jannacci.

Insomma, c’è quello che si usa definire un caleidoscopio, dove il beat incontra suoni sideralmente lontani dal mondo hip-hop (Jannacci, appunto) e dove si alternano sentimenti vari. La rivalsa, dicevamo: la voglia di dire che ci siamo, che non accettiamo determinati meccanismo, e fa niente se non sei d’accordo. L’amore, come quello di un padre per il proprio figlio. La propria storia, cantata in Gremlins duettando con il fratello J-Ax. L’attualizzazione di brani controversi, come il Vaffanculo con cui Marco Masini urlò anni fa la propria rabbia. «Una canzone cui tengo molto – ci ha detto Grido -. Marco era titubante, mi diceva che in realtà lui voleva staccarsi da quell’immagine di sé; poi ha ascoltato il brano e mi ha detto che, così rifatto, si inseriva benissimo nella sua nuova strada artistica. E io ho camminato sollevato da terra».

Questo ci ha detto Grido, e molte altre cose ancora. Tutte nell’intervista lassù, all’inizio del pezzo.

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