•  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  

Ricordate la triste storia della Gibson, il leggendario marchio legato a doppio filo alla storia della musica americana – dal blues a rock e country – che lo scorso febbraio si scoprì a rischio bancarotta? A dimostrazione che se una cosa va male può sempre andare peggio, le cronache in questi giorni riferiscono di un’ulteriore tegola caduta sulla testa della storica manifattura di chitarre e bassi.

La Tronical, società tedesca che commercializza sistemi di accordatura automatici per chitarre, ha citato in giudizio la Gibson per la cifra monstre di 50 milioni di dollari. L’azienda, il cui sistema di auto-accordatura era stato introdotto su un modello della casa di Nashville per la prima volta nel 2007 con il nome commerciale di G-Force, contesta al colosso guidato da Henry Juszkiewicz di aver violato l’accordo siglato in origine tra le parti: la Gibson avrebbe infatti iniziato a fare ricerca “in proprio” sui sistemi di auto-accordatura, prerogativa in principio lasciata esclusivo appannaggio della Tronical, alla quale – non a caso – la società di Juszkiewicz ha dato qualche tempo dopo (nel 2015) il benservito.
Gli avvocati dell’azienda tedesca, nella causa depositata in tribunale, hanno chiesto 23 milioni di dollari per mancati proventi dal diritto di licenza e altri 27 milioni per la violazione dei termini del contratto. 50 milioni di dollari in tutto, che sommati ai 520 di debiti già accumulati con banche e azionisti rappresentano un potenziale colpo di grazia.

A margine: ma l’idea di una chitarra che si accorda da sola è valsa tutto questo casino, compreso il gioco sporco – stando almeno a quanto raccontato dai tedeschi – che potrebbe portare definitivamente la Gibson alla rovina?
Secondo molti, no. Molte delle ragioni per cui un banale accordatore da qualche decina di euro possa rappresentare un miglior investimento rispetto al sistema di auto-accordatura sono sintetizzate qui. L’accordatura è sì una questione matematica, quindi delegabile a un computer, ma il suo utilizzo e la gestione delle sue mille sfumature no: ecco perché, nonostante tutto, i modelli Gibson con il sistema di accordatura automatica non hanno fatto breccia sui mercati internazionali. Con buona pace di Juszkiewicz, che in nuove tecnologie – cuffie, sistemi di pro-audio e altro – ha investito così tanto da portare sulla soglia della rovina una società che oltreoceano è considerata (quasi) patrimonio nazionale.

(Guglielmo Cancelli)

 

Post correlati