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Abbiamo avuto l’opportunità unica di incontrare Anastacia negli uffici di Universal Music in occasione del tour promozionale del suo nuovo album, “Evolution”, uscito il 15 settembre, disponibile su tutte le piattaforme digitali, e anticipato ad agosto dal singolo “Caught in the Middle”.

La cantante americana ha incontrato la stampa per raccontare del suo nuovo lavoro e per raccontarsi, dopo aver sconfitto due tumori al seno, uno nel 2003 ed uno nel 2013, a quest’ultimo riesce a sopravvivere grazie ad una doppia mastectomia che la porta a subire altre dieci operazioni e cinque procedure ambulatoriali per riacquistare femminilità.

Il suo tour 2018 la riporterà in Italia il 6 maggio a Brescia, il 7 maggio a Roma, il 9 maggio a Bologna e chiuderà il 10 maggio a Milano.

Cos’è “Evolution” per te?

Beh, quando ho scritto questo album, nessun titolo funzionava. Non dicevano quello che sentivo, che volevo dire in questo album. Quando l’ho ascoltato, ho sentito che se prendete i primi tre album e ne fate un mix, è come se fossi evoluta al contrario, ritornando l’artista che ero all’inizio e che ho perso per strada, ho perso la mia femminilità da qualche parte, ho perso la musica e dove la musica sta andando, e mentre lo stavo costruendo con questo album finalmente ho avuto indietro tutto quello che avevo perso. Sto riprendendo da 10 anni fa, nel 2007, e mi sento come se questo fosse l’album che avrebbe dovuto uscire in quel momento, ma ci è voluto un po’. Il titolo sembrava racchiudere tutto quello che sta accadendo nel mondo, l’evoluzione della musica, la mia evoluzione. Sembrava perfetto e forte.

Cos’è questo album per te in questo punto della tua carriera?

Sono tornata, e invece di essere solamente tornata ho anche superato tutto. Perché qualche volta dire “sono tornata” non ha senso: sono sempre stata lì ma non c’era tutta me stessa. Quindi ho finalmente superato e attraversato le tende e la porta, e sono qui. E sono qui con ogni parte di me. Sono qui con la mia femminilità, sono qui con la mia forza, con la mia scrittura. La mia voce non è mai andata via, per fortuna c’era sempre, grazie a Dio! Ma altre parti di me sono in qualche modo svanite.

Dopo la “Resurrection”, è arrivata l'”Evolution”.

Credo che doveva succedere. A posteriori, penso ‘Wow, ho dovuto scrivere “Resurrection” prima di “Evolution”, perché ero così devastata, ridotta all’osso per ricostruire me stessa come persona che quell’album aveva bisogno di uscire.’ E poi sono andata in tour e mi sono ricongiunta con i miei fan, ho pubblicate le mie Greatest Hits e ha funzionato. Ho pensato ‘credo che ci sia’, finalmente, e sono riuscita a scrivere questo album, che mi ha fatto pensare ‘Wow, questo mi ricorda qualcosa che avrebbe dovuto essere nel secondo album, questa roba è cool’. È un bel mix eclettico tra sezione di fiati, violini, e soprattutto l’ho creato senza dover sentire la necessità di inserire un certo suono, o l’autotune, o un rapper, o un duetto con chiunque. Si tratta di un album personale, proprio com’è stato il primo.

Anastacia cantante foto Peter Svenson

Durante l’incontro con i giornalisti, Anastacia affronta anche il tema della malattia.

“Ragazza, non sono mai stata bene nella mia vita, quindi non posso dare consigli a nessuno sul benessere! Qui (con le mani indica la propria testa, quindi nella mente) e qui (indica il cuore) sto bene, ma per il resto del mio corpo sono come una donna bionica. È sempre un ‘lavori in corso’. Ogni anno va sempre meglio. E io credo veramente che l’impulso che ho di essere la me stessa migliore possibile è grande, e inoltre amo donare. Il mio lavoro è fare la differenza, ed è fare la differenza in positivo.

Ed è per questo che i miei versi sono positivi, e distorco la parola “cancro”, e okay “Il cancro è terribile, il cancro è terribile”, beh sai che c’è? “Cancro” è una parola, quindi trasformiamola in un nuova parola. Guardiamo alle prime tre lettere. (can, verbo che significa potere, essere in grado di). Oh-oh! È una malattia migliore da avere! Ho avuto due “cans”, e ne ho avute due nuove. Credo che dipenda da come riesci ad accettare la negatività e cambiarla, quanto velocemente puoi cambiarla, quanto a lungo puoi viverci. A me non piace essere negativa troppo a lungo, e mi sento in colpa quando sono negativa con altre persone. Ho una coscienza.”

Qual è la tua canzone preferita di questo nuovo album?

La mia canzone preferita – anche se è difficile dirlo adesso, non le ho ancora cantate dal vivo, quindi è sempre difficile per me selezionarne una così – è quella che volevo fosse il primo singolo, e sarebbe stato un salto, è “Boxer”, era così diversa e poteva catturare l’attenzione, ma sarebbe stato un grande rischio e poteva non piacere al pubblico.

Cosa ne pensi di cosa è successo a Las Vegas?

Sono completamente contro le leggi sulle armi che abbiamo in America, lo sono sempre stata. La nostra Costituzione dice che abbiamo diritto ad avere un’arma, ma è una legge che è stata scritta tipo nel 1770. Questa situazione legata alle armi è andata fuori controllo. La nostra National Rifle Association (NRA) ha molti soldi, e pagano i repubblicani un sacco di soldi, quindi non cambierà niente, non diranno mai ‘no’ alle armi da fuoco.

Anastacia foto di Peter Svenson

Anastacia (foto di Peter Svenson)

Hai qualche rimpianto?

Il mio più grande rimpianto, anche se non lo è stato. Ho lasciato Sony perché ho deciso di seguire il mio A&R guy, all’apice della mia carriera. David Massey è stato il gentiluomo che mi ha scritturato nel 1998, abbiamo  lo consideravo il mio guru, e mi permetteva di essere me stessa. Nel 2007 lui ha voluto andarsene, e io ho deciso di seguirlo. Sono andata via per lealtà. Con la Sony poi abbiamo rilasciato le mie “Greatest Hits”.

Eri preoccupata di dover replicare il successo degli altri album?

Non penso alla competizione quando lavoro. Quando scrivo e sento di stare forzando qualcosa, lascio perdere. Non mi piace scrivere gli “album fillers”, non saranno i singoli più potenti, ma devono comunque significare qualcosa.

Come ha influenzato il lavoro sull’album il fatto che eri in tour?

Se non avessi lavorato, penso che quest’album sarebbe stato migliore, non ho mai scritto un album durante un tour. Due mondi diversi, due fusi orari diversi.

Qual è la differenza tra il pubblico italiano e americano?

Non conosco il pubblico americano! Molti americani vengono a vedermi in Europa, è davvero strano. Ma non ho davvero una carriera americana. Non posso dire la ragione esatta, ma credo che è successo qualcosa con i big della radio, 20 anni fa. Il mio album stava per uscire, ero una di quelle artiste che ogni etichetta voleva scritturare, ma non è successo, quindi mi hanno lanciato in Europa, dove ho avuto successo. Potevo avere qualsiasi show televisivo, ma non potevo andare in radio, e se non puoi andare in radio in America, non funzioni. E mi sono arresa al fatto che sono davvero grata per aver avuto questa opportunità di imparare e osservare le altre culture. Credo di essere una persona migliore per questo.

Qual è il tuo ricordo più speciale nel tuo rapporto con l’Italia?

Cantare con Pavarotti. Ero in soggezione, e credo fosse la prima volta che cantavo con un’orchestra, e dovevamo aspettare che calasse il sole – e io non ci credevo, dicevo “Oh mio dio, davvero?”, e mi hanno spiegato che gli strumenti non potevano suonare con il sole. È stato a Modena. Ho cantato “Cowboys and Kisses”, e lui ha cantato “I Ask of You”, aveva tradotto parte della mia canzone in italiano, e ancora oggi vorrei poter avere una copia di quella performance. Mi ricordo ogni secondo. Le prove con lui, e lui era così adorabile, e quando ero sul palco, con il mio piccolo tuxedo, lentamente ma nettamente potete notare che durante l’esibizione mi avvicinavo sempre più e alla fine della canzone praticamente mi sono appoggiata alla sua spalla, non potevo abbandonare il palco. Ero così lontana da lui!

Ha raccontato anche un aneddoto divertente, quando le è stato chiesto di cantare ad un matrimonio. “I’m Outta Love”, “Left Outside Alone”… Si lasceranno a metà della seconda canzone! Poi alla fine li ho fatti ballare su “You’ll Never Be Alone”.

Foto di apertura di Mariella Caruso/Instagram

 

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