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Gli U2 celebrano i trent’anni dall’uscita di The Joshua tree, album che li ha consacrati al successo planetario senza la minima traccia di nostalgia, al contrario il loro disco capolavoro non solo non risente dell’usura del tempo, ma ne descrive le contraddizioni e le brutture quasi in maniera più efficace rispetto a trent’anni fa.

Il concerto è diviso in tre parti: nella prima Bono e compagni si presentano sul palco piccolo al centro del prato solo con i loro strumenti, l’immenso schermo dietro di loro è spento, sono senza effetti speciali, a sottolineare le origini di rock band che viene dal basso e inanellano così una sequenza potentissima di quattro brani mozzafiato del periodo pre – Joshua Tree: Sunday Bloody Sunday, New year’s day, Bad al cui interno inseriscono una citazione, come d’abitudine, e stavolta è  Heroes di David Bowie, e Pride (In the name of love) che manda in visibilio i quasi sessantamila dell’Olimpico. Bono è loquace, racconta di essere andato al cimitero inglese per visitare la tomba di Keats, uno dei suoi eroi, elogia la bellezza della serata romana, la gioia che prova il gruppo ogni volta che suonano in Italia. Dice molte frasi in italiano, per farsi capire il più possibile.

Quando il gigantesco schermo alle loro spalle si illumina di rosso, appare la sagoma del Joshua Tree e  partono le note di  Where the streets have no name siamo catapultati in uno dei momenti più emozionanti della serata, le immagini proiettate sono quelle di un vero e proprio film, con la strada in movimento dove sembra di camminare tutti quanti insieme. Meraviglioso contributo del regista Anton Corbijn, da sempre accanto agli U2 e in platea per l’occasione, che ha costruito con immagini e animazioni un contrappunto alle canzoni che in maniera sorprendente racconta l’America e il mondo di oggi. The Joshua Tree viene eseguito per intero, quindi è la volta di I still haven’t found what I’m looking for, With or without you, Bullet the blue sky e Running to stand still, emozionante come sempre.

Buio totale, Bono spiega che sta per iniziare il ‘lato B’ di The Joshua Tree e che sono un po’ in difficoltà con queste canzoni, perché alcune non le suonano da tanto tempo, altre non le hanno mai suonate. Ma è solo una captatio benevolentiae perché il gruppo è in forma smagliante. Sentire Red hill mining town, In God’s country, Trip through your wires suonata con l’armonica, è un sogno per i fans.  Molto toccante One Tree Hill scritta per Greg Carroll, un membro della crew, anzi della ‘familia’ degli U2 prematuramente scomparso nel 1986,  che Bono ricorda all’inizio del pezzo: “ perché tutti abbiamo una persona cara che abbiamo perso.”

Exit da sola vale il prezzo del biglietto: Bono ispirato, trascinatore, che nonostante abbia perso un po’ di smalto si dona anima e corpo e offre una performance da par suo. Per non parlare degli altri, addirittura Larry Mullen concede un sorriso alla telecamera, cosa più unica che rara. Il set si chiude con una intensa versione di Mothers of the disappeared, con l’immagine delle madri dei desaparecidos in fila sullo schermo con una candela accesa in mano che una ad una spengono sul finale del pezzo.

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E’ la volta della terza parte dello show, dagli anni ’90 in poi. Miss Sarajevo, ribattezzata Miss Syria, con la voce di Pavarotti, su cui Bono ringrazia in italiano la nostra Guardia Costiera per tutte le vite salvate e il grandissimo lavoro di accoglienza dei profughi. Perché non dobbiamo perdere la compassione. Seguono poi Beautiful Day, Elevation e Vertigo che marcano un climax energetico che tutto il pubblico stava aspettando: l’Olimpico si accende, i cori si levano altissimi. Ultraviolet è dedicata alle madri e alle mogli degli U2 e a tutte le figure femminili che si sono contraddistinte per battaglie personali e universali per l’uguaglianza dei diritti civili. Sullo schermo scorrono, tra le altre,  anche le immagini di Rita Levi Montalcini ed Emma Bonino.

One cantata in coro da tutto lo stadio chiude il concerto, cui segue The little things that give you away, pezzo del nuovo disco “Songs of Experience” che pare essere pronto per uscire.

I quattro irlandesi ringraziano commossi per la splendida serata, Bono si inchina davanti al pubblico romano ringraziando “per la bellissima vita che ci avete concesso e che non avremmo mai sognato di meritare. Avete reso queste canzoni più grandi perché le avete vissute. Buonasera, ciao Roma”.

di Martina Neri

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