•  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  

Ieri, lo sapete, si è tenuto il solito concertone del primo Maggio a piazza San Giovanni di Roma. Ero partito con le migliori intenzioni di guardarlo tutto su Rai Tre, ma, ve lo dico subito, non ce l’ho fatta. Del resto Real Madrid – Bayern non si poteva perdersela, quindi dopo cena ho cambiato canale.

Metto in fila qualche considerazione sparsa, senza pretese di stilare un bilancio generale.

I pantaloni della presentatrice all’inizio della diretta pomeridiana: sono la testimonianza che Ambra dai tempi di “Non è la RAI” non ha cambiato taglia, perché presumibilmente risalgono agli anni Novanta.
La canzone che ha vinto il concorso “ANAS Sicurezza Stradale”: non farò il nome dell’autore e interprete, che proprio non merita di salire agli onori della cronaca, ma vorrei conoscere i nomi dei giurati che l’hanno scelta come canzone vincitrice, per additarli al pubblico ludibrio. “La strada è di tutti” è veramente di una bruttezza e di una inutilità sconcertanti.

A proposito di nomi: mi associo alla protesta continua del direttore di Rockol, Franco Zanetti, per lamentare il fatto che in sovraimpressione non sono mai stati scritti i nomi degli autori delle canzoni; che nemmeno al Primo Maggio si ricordino i nomi dei lavoratori oscuri che scrivono le canzoni mi pare una trascuratezza imperdonabile.

“Ciao Roma”, “su le mani”, “fatevi sentire”, “Roma ci sei” e tutte le altre frasi del genere – ne avevo già sentite abbastanza nella prima mezz’ora di concerto.

L’autotune dei rapper e dei trapper: quest’anno che ci siamo liberati delle fisarmoniche dei gruppi di patchanka, finora onnipresenti al Primo Maggio, ecco un altro elemento di intollerabile fastidio.

L’inserimento in scaletta di Mirkoeilcane all’interno della interminabile sequenza di rapper e similari iniziata con Frah Quintale e chiusa da Gazelle: non c’entrava un cazzo, e spiccava per qualità – come, del resto, Willie Peyote, che alla fine di quella sequenza è sembrato Bob Dylan dopo una puntata della Corrida.

Un bel momento: il ricordo degli Skiantos – disordinato, pasticciato, ma entusiasta e sincero – da parte di un supergruppo di musicisti di diverse band italiane che hanno proposto un medley di canzoni della band di Freak Antoni (“Sono un ribelle mamma”, “Mi piaccion le sbarbine” e “Largo all’avanguardia”) mentre Lo Stato Sociale rimettevano in scena la “Spaghetti Performance” degli Skiantos al Bologna Rock del 2 aprile 1979.

E la Giovanna del titolo? Nominata, evocata, invocata, identificata ma forse no, è stata una delle trovate meno felici di un gruppo di autori senza idee (da salvare solo la lettura del testo di “Construçao” di Chico Buarque de Hollanda, storia di un muratore morto sul lavoro: ma brutte merde, non potevate leggere la versione poetica di Enzo Jannacci, “La costruzione”, invece di una traduzione fatta col culo? O non lo sapete nemmeno, che Jannacci l’ha cantata in italiano?).

Anche se oggi è il due maggio, ascoltatela qui sotto e fate conto di averla ascoltata ieri.

(F. Canzonettari)