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Poche artiste in Italia hanno saputo raccontare la figura femminile come ha fatto Carmen Consoli nell’arco della sua carriera; lo spettacolo che ha portato in scena alla Cavea dell’Auditorium Parco Della Musica di Roma ieri sera ne è ulteriore prova.

Accompagnata da una band di sette elementi e incorniciata da una bella scenografia che riproduce la forma di una conchiglia, la cantantessa ci invita da subito a partecipare ad un viaggio nell’animo femminile e nei suoi anfratti, partendo dalle radici, dalla terra d’origine: ‘A finestra, il pezzo di apertura, è un quadro, un film, un racconto neorealista che dà le coordinate spazio temporali, che si lega idealmente al mondo raccontato nelle canzoni in cui si parla di donne calunniate come Maria Catena, vittime di violenza tra le mura domestiche che non vengono credute (Mio Zio) , abbandonate all’altare come in Fiori d‘arancio oppure fedeli amanti condannate all’attesa di un riconoscimento (L’abitudine di tornare).

Guarda anche il video di ‘Il confronto’ di Carmen Consoli e Tiziano Ferro

Credit: Carmen Consoli Fan Club

Le luci di Camilla Ferrari sono calde e discrete e disegnano una cornice ideale per ogni pezzo. Rispetto alla versione invernale l’ensemble si è arricchito: ad accompagnare la Consoli ci sono, oltre a Claudia Della Gatta al violoncello , Emilia Belfiore e Adriano Muraria al violino, Concetta Sapienza ai fiati, anche lo storico chitarrista Massimo Roccaforte che per l’occasione suona anche il mandolino, il percussionista Alessandro Monteduro e Elena Guerriero al pianoforte.

L’impressione è che gli archi impreziosiscano in maniera evidente alcuni pezzi, su tutti L’ultimo bacio, risultando poco versatili per altri, per esempio AAA Cercasi, che comunque mantiene il suo piglio abrasivo. A metà concerto la Consoli si ritaglia uno spazio da sola sul palco con la chitarra ed esegue una canzone di Joni Mitchell, Little Green, molto apprezzata dal pubblico. L’energia e l’impertinenza che hanno caratterizzato il suo periodo più rock, fuse con una maestria interpretativa che non ha ancora trovato eredi conclamate tra le artiste di nuova generazione, rendono pezzi come Geisha, Contessa Miseria e Venere i picchi emotivi della serata, insieme a una Blu notte sempre da brivido.

La serata si chiude con una sequenza di bis che porta il pubblico, fino ad allora attento ed educatamente partecipe, a scatenarsi e a cantare a squarciagola su Amore di plastica e In bianco e nero, scelta come canzone di chiusura.

Carmen Consoli dimostra, ancora una volta, di essere un’artista capace di addentrarsi nei meandri dell’animo femminile e scorgerne aspetti inconsueti, restituendo alla donna che racconta la dignità e la compassione che spesso il mondo le nega.

(Martina Neri)

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