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Alle 12.25 il paziente si è presentato al consesso di esperti in relazioni umane. La sessione di psicoterapia è iniziata immediatamente.

12.26
“Sono passato attraverso un lungo periodo di confronto con me stesso, un percorso di crescita, un viaggio tappa dopo tappa. Potrei dire apertamente che ci sono stati dei momenti di crisi esistenziale”.

(gli esperti di fronte a lui prendono nota con espressione grave)

12.28
“Questo lavoro rappresenta il mio percorso, la mia crescita, sono emerse anche le mie paure, limiti, fragilità di un ragazzo della mia età che si confronta per la prima volta con se stesso. Volevo anche esorcizzare delle cose, spero che alla fine il percorso che ho compiuto emerga”.

(alcuni dei luminari sottolineano il ritorno delle parole PERCORSO e CRESCITA e CONFRONTO)

12.30
“Forse alla fine emerge anche un po’ di malinconia. Che mi è sempre appartenuta però in questo caso ci tenevo a farla emergere. Anche se poi è uscita in modo naturale, andando avanti tappa dopo tappa, lungo un percorso di crescita”.

(alcuni degli specialisti cerchiano la parola MALINCONIA) (altri sottolineano di nuovo PERCORSO e CRESCITA)

12.33
“Ho accettato di percorrere una strada che per me forse era anche un po’ proibita, ho trovato il coraggio di percorrerla”.

(almeno un paio di solenni conoscitori della vita sottolineano – forse a questo punto con eccessiva diligenza – la parola PERCORSO, che ormai sorge su più binari di una stazione)

12.34
“Il disco si chiama Bengala perché nel momento di difficoltà iniziale l’istinto è stato quello di lanciare un razzo sperando che qualcuno venisse in soccorso, poi è diventato un modo di segnalare la mia posizione, come dire questo è quello che sono oggi, questo è quello che io posso definire percorso, fatto fino ad oggi”.

(uno dei finissimi psicologi, distratto da una lontana risata femminile, chiede al vicino “Ha detto per l’orso?” “No, percorso”, bisbiglia il vicino con estrema serietà)

12.35
“Guardando il percorso che è stato fatto io parlo anche della difficoltà di crescere, che credo sia comune a tanti ragazzi, non credo succeda solo a me, io ho un fratello e abbiamo avuto in comune la difficoltà di crescere: lo si può fare affrontando le proprie paure. Certo la difficoltà di crescere è che devi affrontarle in solitudine. Puoi chiedere aiuto a tanti, ma finché non le affronti tu continuano a emergere”.

(alcuni degli inestimabili esploratori di emozioni hanno un momento di umana debolezza e mormora “Allora cosa siamo stati chiamati a fare?”)

12.37
“Tuttora non reputo di saper scrivere canzoni, non mi sento ancora bravo a farle, quindi è un percorso per capire come si fa, per trovare mondi sonori che fossero esclusivamente miei, mentre in altri album mi facevo ispirare da qualcosa che mi piaceva e cercavo di portarlo nella mia dimensione”.

(tra gli psicanalisti si dev’essere insinuato un volgare giornalista musicale, perché pone una domanda sui sette produttori del disco invece che concentrarsi sull’indispensabile approfondimento dello spessore psicologico del soggetto affidato alle cure dei presenti)

12.39
“Un solo produttore avrebbe potuto far emergere la propria persona, io invece volevo che si cogliessero di me più sfaccettature possibili. La voglia di trovare una propria dimensione di solito appartiene a un percorso che si fa prima della notorietà; nel mio caso ho dovuto farlo dopo che ero già stato catapultato in questo mondo”.

(una specialista pone un quesito riguardante il linguaggio usato dal paziente nello stato di autoipnosi documentato dall’album Bengala)

12.41
“È la prima volta che dico brutte parole, ma la crescita non è una cosa facile”.

(“Già detto”, commenta stizzito qualcuno, forse il giornalista musicale)

“Crescere è terrificante, è guardarsi allo specchio e dire: fino a ieri ero qualcosa, oggi che sono?”

(tra i luminari si dev’essere diffusa una certa sfiducia nella propria missione, perché qualcuno mormora commenti vagamente irriguardosi)

“Il linguaggio riflette il malessere del non saper dove andare, e una certa rabbia”.

12.43
“Ho sempre scritto canzoni senza pensarci. Anche il linguaggio è figlio di questa difficoltà di crescere, della difficoltà nel guardarsi e non è stata una cosa così semplice”.

(le menti ineguagliabili chiamate a cimentarsi con il percorso di Fragola iniziano a mostrarsi inspiegabilmente irrequiete)

“Ho fatto tanta autocritica, che crea rabbia e frustrazione. Avevo la necessità di rinconciliarmi con me stesso. Il personaggio pubblico e la mia persona non si parlavano più”.

(un sorriso rischiara diversi volti: questo passaggio potrà dare il titolo allo studio scientifico che seguirà questo intenso confronto)

12.46
“Dovevo emanciparmi da una parte di me. La vera emancipazione, anche dalle mie paure. Come dalla paura di non essere capito. Però ho scelto di evitare i compromessi, di affrontare il mio compito con serenità e di rispettare in modo sincero quello che sento. Il momento in cui ho detto: voglio iniziare questo viaggio, avevo questo malessere con me stesso e l’unico strumento che avevo era confrontarmi con me stesso – e all’inizio ti senti paralizzato ma poi quando inizi questo viaggio inizi a capire chi sei chi, sei stato e chi puoi diventare”.

(il giornalista musicale si guarda attorno perplesso. Chiede a un vicino: “Chiedo scusa, oggi non c’era la conferenza stampa dell’ex vincitore di X Factor?”)

12.48
“Le paure? Sono anche paure personali legate ai rapporti, nel momento in cui succedono certe cose cambiano i rapporti con le persone care, alcuni sono rimasti, alcuni no. Mi ha creato rabbia e insicurezze. Ero pronto ad affrontare questa cosa?”

(il giornalista musicale, sentendosi in difficoltà, sfoglia i testi dell’album in cerca degli esiti del confronto con se stesso e della crescita) (e legge: “Perchè tra il dire e il fare c’è in mezzo il mare. Ed io non so nuotare, battaglia navale”) (“Come una sigaretta che non tira più, non mi tiri più, non ti tiro più, na na na na na na na”) (“Fermo in tangenziale senza direzione, cerco il gratta e vinci quello da un milione, intanto che aspetto l’idea che mi fa svoltare. Come treni sui binari, fermi ad aspettare, non stacchiamo gli occhi dal cellulare per paura di vivere”)

12.50
“Io non ero mai stato su un palco, mai stato in uno studio prima di X Factor, non avevo alcuna coscienza, poi una volta preso questo percorso mi sono accorto di non avere gli strumenti né come persona né come artista”.

(il giornalista musicale si sente un po’ stringere il cuore)

12.51
“Non so se rifarei tutto. Rifarei Sanremo perché ho avuto un’esperienza che mi ha fatto crescere tanto. E poi comunque anche certe canzoni in cui non mi rivedo del tutto, a molte persone sono piaciute. Poi credo che anche la tv tenda a creare personaggi e storie. La difficoltà è raccontare quando queste storie cambiano. Così è nata l’esigenza di raccontarle”.

(il giornalista musicale si alza) (non ricorda quando e perché, esattamente, le conferenze stampa dei cantanti pop sono diventate momenti di introspezione così intensi) (ma sentiva l’esigenza di raccontarlo)

(Paolo Madeddu)