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Nelle scorse settimane sono iniziati due nuovi programmi tv, entrambi in un modo o nell’altro costruiti su temi musicali.

Horribile visu

Uno è l’orribile “Sanremo Young”, in onda su Rai Uno, condotto da Antonella Clerici, in cui dodici postadolescenti sono stati chiamati a sfidarsi, non si sa bene per vincere cosa. Cantano canzoni già edite che con la loro età e con la loro espressività non hanno nulla a che vedere. Sono poi giudicati da una “Academy” (?) diciamo eterogenea, proprio per essere beneducati. Ma soprattutto dall’immancabile televoto.

La prima e la seconda puntata hanno ottenuto buoni risultati di audience: mescolando il peggio di un talent con eliminazione e il peggio di “Io canto” e “Ti lascio una canzone”, c’era da aspettarsi, o da temere, che il pubblico generalista di Rai Uno avrebbe abboccato.

Agnelli mandati al macello?

A proposito di “Sanremo Young”, il direttore del sito “Allmusicitalia” ha scritto un accorato editoriale. Condivido le sue riflessioni, ma non la compassione che prova per i poveri “agnelli mandati al macello”, come definisce i concorrenti. Nessuno li ha obbligati ad andare al macello: ci sono andati contenti e di corsa, sperando di diventare famosi. E si meritano ogni male che capiterà loro.

Chi cerca scorciatoie televisive per il successo non è una ingenua vittima, è uno che prova consapevolmente a risparmiarsi o almeno ad accorciare la gavetta; non avrà un’oncia della mia comprensione.

Prima il conto in banca, poi la verginità

A proposito di agnelli al macello, Manuel Agnelli è il conduttore dell’altra trasmissione tv da poco iniziata, questa su Rai Tre.

“Ossigeno” è una trasmissione orgogliosamente (ovvero: presuntuosamente) elitaria, con la quale il leader degli Afterhours cerca di rifarsi una verginità dopo aver cercato di rifarsi un conto in banca con “X Factor”. La prima puntata, andata in onda il 22 febbraio, ha raccolto un miserrimo 1,5% di share, corrispondente a circa 250.000 spettatori. La seconda è riuscita ad arrivare a 428.000 spettatori, con il 2.4% di share.

“Ossigeno” è un programma di quelli che piacciono alla gente che si piace. Quelli che “meno siamo meglio stiamo”. Quelli che “queste cose le possiamo apprezzare solo noi che siamo colti e intelligenti”.

In altre parole, più semplici, è un programma noioso e impacciato. Fastidioso da guardare per chi non condivide i codici di comunicazione di una spocchiosa élite che è convinta che quello che piace al “popolo” (che siano musica, cinema, libri), e quindi diventa “popolare”, faccia schifo.

Non si capisce perché debba essere una rete pubblica, che pago anch’io con la mia bolletta della luce, a finanziare e produrre un programma come questo. E neanche uno come “Sanremo Young”, intendiamoci.

La terza via?

Sembra impossibile che non si riesca a trovare una terza via, una maniera di parlare di musica e fare ascoltare musica in tv senza dover per forza buttarsi sul pecoreccio, da una parte, o sul fighetto, dall’altra.

Di tentativi ne hanno fatti, anche volonterosi, ma malriusciti, come il “Celebration” di qualche settimana fa su Rai Uno, o un po’ squilibrati, come il “Music” di Paolo Bonolis.

O come “Italian masters” di Sky, trasmesso fra novembre e gennaio scorsi. Una bella idea (il racconto commentato di sette album significativi della storia della canzone italiana), benché sostanzialmente copiata dalla serie di DVD “Classic Albums” della Eagle Pictures. E penalizzata dall’essere trasmessa da una rete satellitare e non da una  generalista.

E insomma: sembra che nessuno riesca a portare in televisione un progetto serio e decente su come raccontare e fare ascoltare la musica in maniera al contempo interessante, rispettosa e divertente. Ed è un peccato.

[di F. Canzonettari]