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Sta ottenendo, ci dicono, ottimi risultati di vendita l’autobiografia di Michele Torpedine, manager di lungo corso, intitolata “Ricomincio dai tre”, nella quale l’autore rievoca fatti ed episodi della sua lunga carriera che l’ha visto collaborare con gente come Orietta Berti, Gino Paoli, Ornella Vanoni, Zucchero, Pino Daniele, Gianna Nannini, Luciano Pavarotti, Andrea Bocelli, Giorgia, Cristiano De André, Biagio Antonacci e (appunto) Il Volo.

Il libro

Se vi capita per le mani, ve la consiglio: è divertente e interessante, piena zeppa di aneddoti e storie curiose. Insomma, è come dovrebbe essere la biografia di un addetto ai lavori dell’industria discografica. Del quale, com’è ovvio, al lettore non professionista del settore interessa poco del personaggio, ma interessa molto degli artisti con i quali il personaggio ha avuto a che fare.

Torpedine è piuttosto esplicito, e non si risparmia critiche anche dure ai cantanti con i quali gli è capitato di avere a che fare, e nemmeno ai discografici con i quali ha avuto a che fare. Poi, certo, non ha potuto raccontare tutto quello che sa (per non dare lavoro agli avvocati). Ma quel che racconta è già abbastanza a farsi un’idea.

Sticky Fingers

A proposito: sto leggendo in questi giorni la biografia di Jann Wenner, fondatore ed editore di “Rolling Stone” – quello americano, quello vero. Il libro si intitola “Sticky fingers”, e l’autore, Joe Hagan, ha fatto un lavoro pazzesco, intervistando decine se non centinaia di persone che hanno incrociato il suo biografato.

E’ un bellissimo esempio di come, lavorando sulle testimonianze dirette (e il lavoro di Hagan dev’essere durato parecchio a lungo), si possano raccontare tante cose, anche imbarazzanti, anche negative, su un personaggio pubblico.

Roba così da noi non ne potrà uscire mai: a parte il timore degli avvocati, la tendenza è sempre all’agiografia e alla beatificazione del personaggio biografato. Così ne risultano libri in cui la verifica delle fonti non esiste o quasi, in cui il protagonista non esce fotografato, ma ridipinto come in un santino.

(F. Canzonettari)

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