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Qualcuno ha scritto che questa edizione di Sanremo dovrebbe chiamarsi “F&Pstival”, perché pare che sia molto abbondante la presenza, fra cantanti in gara, cantanti che duetteranno con i cantanti in gara e superospiti italiani, di artisti rappresentati da un organizzatore di spettacoli che si chiama Friends & Partner (in sigla F&P).

Il concetto di superospite italiano

Ora, a me personalmente non potrebbe importare di meno dell’appartenenza di un cantante a una “scuderia” piuttosto che a un’altra. Quello che non sopporto è il concetto stesso del superospite italiano.

Non vedo la ragione per la quale alcuni cantanti che non se la sentono, per ragioni personali, di partecipare al Festival gareggiando (quest’anno poi, che non ci sono le eliminazioni, certe ragioni sono ancora meno comprensibili), debbano ugualmente avere la possibilità di esibirsi durante il Festival. Anche quando – ed è il caso di quest’anno – non sono certo più famosi o più affermati o più importanti di certi loro colleghi che in gara invece ci sono.

Sanremo 2018 superospiti

Non sto dicendo che i Big in gara quest’anno meritino tutti la qualifica di Big.

Per fare i nomi: Annalisa, Diodato, i Kolors, Enzo Avitabile e Peppe Servillo, Ermal Meta e Fabrizio Moro, Giovanni Caccamo. E poi ancora: Le Vibrazioni, Lo Stato Sociale, Mario Biondi, Nina Zilli, Noemi, Bungaro, Pacifico, Renzo Rubino, proprio Big non li definirei.

Ma leggete i nomi dei cosiddetti superospiti: Laura Pausini, Gianni Morandi, Biagio Antonacci, Gianna Nannini, Negramaro, Nek, Max Pezzali, Francesco Renga, Gino Paoli, Giorgia, Piero Pelù, Fiorella Mannoia e Il Volo.

Volete dirmi che valgono meno di Ornella Vanoni, Roby Facchinetti, Red Canzian, Riccardo Fogli, Ron, Max Gazzé, Luca Barbarossa, Elio e le Storie Tese, Enrico Ruggeri, tutti regolarmente in gara?

Italia sì, Italia no…

Capisco la necessità di fare audience, come no: ma se ci devono essere degli ospiti, al Festival della Canzone Italiana, secondo me non dovrebbero essere italiani.

Già mi infastidisce la presenza degli ospiti stranieri; ancor di più mi infastidisce la presenza come ospite di gente che con la musica non c’entra un beneamato piffero. Figuriamoci se posso trovare accettabile l’ospitata di Biagio Antonacci, dei Negramaro, di Piero Pelù…

Io li avrei lasciati tutti a casa. Il Festival è da sempre il Festival, con la gara e un vincitore; chi non ci sta a partecipare come concorrente rimanga pure a guardarselo da casa, dico io.

E’ una delle (tante) cose che non mi piacciono del Festival di Sanremo per come è diventato: un calderone televisivo dove ci si mette dentro di tutto per farlo durare cinque giorni, invece dei tre che erano la sua durata perfetta agli inizi.

Due serate eliminatorie solo di cantanti in gara, una serata finale, niente ospiti, un presentatore di mestiere (Pierfrancesco Favino? Ma dai…). Durata complessiva di ogni serata non superiore alle due ore. Ecco il Festival che vorrei. E quello che comincia stasera non ci assomiglia per niente.

[di F. Canzonettari]